Il valore delle abitudini

    Il valore delle abitudini
    • Aggiornato il: 09-01-2021

    Il valore delle abitudini

    La qualità delle nostre abitudini condiziona direttamente la qualità della nostra vita.

    “Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine.”
    (Aristotele)

    Una ricerca della Duke University pubblicata ormai oltre dieci anni fa, afferma che più del 40% delle azioni che compiamo ogni giorno sono il risultato di comportamenti automatici acquisiti nel corso della nostra vita: le abitudini.

    Questo insieme di routine modella le nostre giornate, ci regala sicurezza e gratificazione, condizionando direttamente la qualità della nostra esistenza. Ciò che siamo oggi è senza ombra dubbio lo specchio delle abitudini che abbiamo adottato negli ultimi anni.

    Nell’ambito della crescita personale si tende ad associare un ruolo negativo alle abitudini, poiché per crescere è necessario sviluppare la capacità di adattarsi e progredire in un contesto ricco di cambiamenti, l’esatto opposto di quello che le abitudini ci spingono a fare.

    La rivalutazione della loro importanza nasce da una considerazione emersa in diversi studi: per quanto la motivazione e la forza di volontà siano allenabili, rappresentano comunque una risorsa limitata che non deve essere sprecata nelle attività automatizzabili.

    Per approfondire: Motivazione: come ritrovarla in 8 passi

    Come nasce una abitudine

    “Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.”
    (Leo Buscaglia)

    La nostra mente è programmata per risparmiare energie e le abitudini sono il risultato principale di questo programma.

    Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo attiviamo l’area decisionale e quella mnemonica del cervello, generando un dispendio energetico molto elevato. Per limitare il consumo di energie il cervello, a seguito della ripetizione della medesima azione, tende a spegnere gradualmente prima l’area decisionale e poi quella mnemonica, lasciando attiva solo l’area del “pilota automatico” responsabile fra le altre cose delle nostre abitudini.

    Il ciclo dell’abitudine (habit loop)

    “I pensieri sono cose; hanno un tremendo potere. Pensieri di dubbio o paura sono strade che portano verso il fallimento. Quando sottomettete l’atteggiamento negativo di dubbio e di paura sottomettete il fallimento. I pensieri si cristallizzano in abitudini e le abitudini si solidificano in circostanze.”
    (Brian Adams)

    Alla fine degli anni novanta alcuni ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, sono arrivati a formalizzare le tre fasi che caratterizzano l’habit loop, il rituale attraverso il quale si manifesta una abitudine:

    1. Segnale – Rappresenta l’evento scatenante che attiva un comportamento automatico. Solitamente si tratta di una emozione, di una fase della giornata, delle persone con cui siamo, o di un particolare contesto ambientale. In questa fase il cervello è vigile e seleziona l’abitudine da attivare che è associata al segnale ricevuto.

    2. Routine – È la fase in cui il cervello accende il pilota automatico attivando il comportamento (routine comportamentale), il pensiero (routine mentale), o l’emozione (routine emotiva) associata al segnale.

    3. Gratificazione – Eseguita la fase di routine, il cervello rilascia un insieme di sostanze che generano piacere, delle vere e proprie droghe naturali attraverso le quali ci sentiamo soddisfatti e gratificati.

    Migliorarsi dell’1%

    “E’ molto facile sopravvalutare l’importanza di un momento cruciale e sottovalutare i piccoli miglioramenti che si possono fare giorno dopo giorno. […] un miglioramento dell’1 per cento non è di particolare rilievo, certe volte non è nemmeno percepibile, ma può essere molto più significativo, specialmente nel lungo periodo.”
    (James Clear)

    Fino all’assunzione di Dave Brailsford, il ciclismo a livello professionistico della Gran Bretagna vantava prestazioni talmente deludenti, che uno dei principali produttori di biciclette europei si rifiutò addirittura di rifornire la squadra. Nessun atleta aveva mai vinto il Tour de France e dal 1920 i britannici potevano vantare solo una medaglia d’oro su pista alle Olimpiadi.

    A Pechino 2008 la Gran Bretagna vinse il 60% delle medaglie d’oro, nel 2012 i suoi atleti misero a segno nove record olimpionici e sette record mondiali, ed in quello stesso anno Bradley Wiggins vinse il Tour de France, che negli anni immediatamente successivi venne vinto quattro volte dal compagno di squadra Chris Froome. Cosa era accaduto?

    Brailsford era un grande sostenitore della strategia della «somma dei guadagni marginali». Dal momento stesso della sua assunzione, si focalizzò su piccoli miglioramenti dell’1% applicati ai vari fattori che caratterizzano l’andare in bicicletta, nella convinzione che la somma di questi cambiamenti minimali avrebbe prodotto grandi risultati. Dal 2007 al 2017 i ciclisti britannici vinsero 178 campionati mondiali e 66 medaglie d’oro fra olimpiche e paraolimpiche.

    Il messaggio che ne deriva è che bisogna rivalutare l’importanza dei piccoli miglioramenti. Un incremento dell’1% mantenuto con costanza, produce nell’arco di un anno un miglioramento totale del 3700%, ovvero 37 volte il livello di partenza. Gli effetti delle piccole abitudini possono non essere tangibili nell’immediato, ma rappresentano uno dei pilastri fondamentali per il raggiungimento dei traguardi più importanti della nostra vita.

    Per approfondire: Piccoli passi per grandi obiettivi

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