Il valore delle abitudini

    Il valore delle abitudini
    • Aggiornato il: 31-10-2019

    Il valore delle abitudini

    La qualità delle nostre abitudini condiziona direttamente la qualità della nostra vita.

    “Noi siamo ciò che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza non è un’azione, ma un’abitudine.”
    (Aristotele)

    Una ricerca della Duke University pubblicata ormai oltre dieci anni fa, afferma che più del 40% delle azioni che compiamo ogni giorno sono il risultato di comportamenti automatici acquisiti nel corso della nostra vita: le abitudini.

    Questo insieme di routine modella le nostre giornate, ci regala sicurezza e gratificazione, condizionando direttamente la qualità della nostra esistenza.

    Nell’ambito della crescita personale si tende ad associare un ruolo negativo alle abitudini, perché per crescere è necessario sviluppare la capacità di adattarsi e progredire in un contesto ricco di cambiamenti, l’esatto opposto di quello che le abitudini ci spingono a fare.

    La rivalutazione della loro importanza nasce da una considerazione emersa in diversi studi: per quanto la motivazione – abilità fondamentale per lo sviluppo individuale – sia allenabile, rappresenta comunque una risorsa limitata che non deve essere sprecata nelle attività poco rilevanti.

    La creazione di abitudini di qualità può aiutarci a preservare questa preziosa risorsa, permettendoci di indirizzarla in maniera mirata verso i nostri obiettivi più importanti.

    Come nasce una abitudine

    “Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.”
    (Leo Buscaglia)

    La nostra mente è programmata per risparmiare energie e le abitudini sono il risultato principale di questo programma.

    Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo attiviamo l’area decisionale e quella mnemonica del cervello, generando un dispendio energetico molto elevato. Per limitare il consumo di energie il cervello, a seguito della ripetizione della medesima azione, tende a spegnere gradualmente prima l’area decisionale e poi quella mnemonica, lasciando attiva solo l’area del “pilota automatico” responsabile fra le altre cose delle nostre abitudini.

    Il ciclo dell’abitudine (habit loop)

    “I pensieri sono cose; hanno un tremendo potere. Pensieri di dubbio o paura sono strade che portano verso il fallimento. Quando sottomettete l’atteggiamento negativo di dubbio e di paura sottomettete il fallimento. I pensieri si cristallizzano in abitudini e le abitudini si solidificano in circostanze.”
    (Brian Adams)

    Alla fine degli anni novanta alcuni ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston, sono arrivati a formalizzare le tre fasi che caratterizzano l’habit loop, il rituale attraverso il quale si manifesta una abitudine:

    1. Segnale – Rappresenta l’evento scatenante che attiva un comportamento automatico. Solitamente si tratta di una emozione, di una fase della giornata, delle persone con cui siamo, o di un particolare contesto ambientale. In questa fase il cervello è vigile e seleziona l’abitudine da attivare che è associata al segnale ricevuto.

    2. Routine – È la fase in cui il cervello accende il pilota automatico attivando il comportamento (routine comportamentale), il pensiero (routine mentale), o l’emozione (routine emotiva) associata al segnale.

    3. Gratificazione – Eseguita la fase di routine, il cervello rilascia un insieme di sostanze che generano piacere, delle vere e proprie droghe naturali attraverso le quali ci sentiamo soddisfatti e gratificati.

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