Stile di apprendimento: cos'è e perché è importante nello studio | Sviluppo Personale

    Stile di apprendimento: cos’è e perché è importante nello studio

    Stile di apprendimento
    • Aggiornato il: 05-02-2020

    Stile di apprendimento: cos’è e perché è importante nello studio

    Lo stile di apprendimento definisce i meccanismi cognitivi utilizzati per acquisire ed elaborare le informazioni. Conoscere il proprio, permette di migliorare l’efficacia dello studio riducendo fatica e stress.

    “L’unica persona che si può ritenere istruita è quella che ha imparato come si fa ad imparare.”
    (Carl Rogers)

    Ogni strategia che permette di studiare velocemente e con efficacia, non può prescindere dalla conoscenza delle caratteristiche personali che accelerano il processo di acquisizione ed elaborazione delle informazioni.

    L’insieme di queste caratteristiche determina il nostro stile di apprendimento – o stile cognitivo – che, una volta noto, permette di indirizzare le metodologie di studio verso l’utilizzo di strumenti specifici. Le variabili che analizzeremo per descrivere le caratteristiche dello stile di apprendimento sono:

    1. Il modello VARK – Definisce l’insieme delle modalità sensoriali che ognuno di noi privilegia durante la fase di apprendimento.

    2. Globale vs Analitico – È la predisposizione ad affrontare gli argomenti oggetto di studio partendo dai concetti chiave per poi approfondire, oppure focalizzandosi sui dettagli per arrivare gradualmente alla costruzione di una visione d’insieme.

    3. Sistematico vs Intuitivo – I sistematici prediligono l’utilizzo della mente razionale, responsabile del ragionamento sequenziale e logico. Gli intuitivi si affidano alla mente intuitiva, sono più abili nel pensiero creativo, ma meno consapevoli dei loro processi di ragionamento.

    1. Lo stile di apprendimento sensoriale: VARK

    “Nulla è nella mente che prima non sia stato nei sensi.”
    (San Tommaso D’Aquino)

    La prima fase del processo di apprendimento passa attraverso i cinque sensi, dei veri e propri filtri per la nostra mente. Il modello VAK, molto noto in Programmazione Neuro-Linguistica, li raggruppa in tre modalità:

    Visual (visivo): circa il 40% delle persone utilizza come canale sensoriale privilegiato la vista.
    Auditive (auditivo): gli auditivi prediligono l’ascolto e sono una minoranza, il 20%.
    Kinesthetic (cinestesico): i cinestesici rappresentano il 40% rimanente e si caratterizzano per un apprendimento di tipo esperienziale.

    Neil Fleming, insegnante che per nove anni ha esercitato la professione di ispettore per il sistema di istruzione neozelandese, ha elaborato in collaborazione con la Lincoln University una particolare estensione del modello VAK, adatta a descrivere i diversi stili di apprendimento. Osservando quasi 9000 lezioni in aula, Fleming si accorse che la dimensione visuale aveva a sua volta due componenti, quella visuale non verbale (o simbolica) e quella visuale verbale, maggiormente sensibile alla lettura e alla scrittura, dando origine al modello VARK:

    1. Visual (visivi non verbali) – I visivi non verbali sono molto recettivi a tutti gli strumenti visuali che forniscono una visione di sintesi come tabelle, diagrammi di flusso, grafici e mappe concettuali. Nel processo di memorizzazione ed elaborazione delle informazioni trovano grande beneficio nell’evidenziare/sottolineare i concetti chiave.

    2. Auditive (uditivo) – Gli uditivi imparano attraverso le parole e l’ascolto. Nel processo di apprendimento hanno un ruolo di primaria importanza la possibilità di partecipare alle lezioni, di avere un confronto verbale con i propri compagni di corso, di registrare e riascoltare le lezioni, e la lettura ad alta voce, anche se il costo da pagare in termini di tempo è estremamente elevato.

    3. Read/Write (visivi verbali) – I visivi verbali acquisiscono ed elaborano meglio le informazioni utilizzando la lettura, la scrittura, le annotazioni e la sintesi attraverso elenchi puntati strutturati ad albero.

    4. Kinesthetic (cinestesico) – I cinestesici imparano sfruttando la pratica e l’esercizio. Il loro apprendimento deve essere di tipo esperienziale, come prendere appunti durante le lezioni, fare laboratori, associare i concetti oggetto di studio ad esperienze reali e simulare gli esami.

    Ognuno di noi utilizza tutte le modalità sensoriali, ma ne privilegia sempre una rispetto alle altre. Conoscendo la propria modalità primaria, sarà possibile identificare una serie di strumenti mirati a massimizzare l’efficacia dello studio, riducendo fatica e stress.

    2. Analitico vs Globale

    “I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio.”
    (Leonardo da Vinci)

    Un aspetto rilevante dello stile cognitivo è la tendenza ad imparare utilizzando un processo che parte dal quadro generale per arrivare al dettaglio (globale), oppure che si focalizza ed esamina ogni singolo dettaglio per costruire gradualmente una visione di insieme (analitico).

    I globali hanno la necessità di comprendere bene il contesto di ciò che studieranno e solo successivamente approfondiscono ogni singolo argomento. Nelle strategie di elaborazione dell’informazione questo approccio prende il nome di top-down (dall’alto verso il basso), ed offre il grande vantaggio di sfruttare con efficacia i meccanismi di funzionamento della memoria, facilitando la memorizzazione dei concetti chiave nella memoria a lungo termine e la capacità di associare le informazioni di dettaglio con concetti chiave e concetti noti già consolidati.

    Per approfondire: Memoria e apprendimento

    Un altro grande vantaggio che caratterizza i globali è la capacita di strutturare l’informazione sin dalle prime fasi di studio, secondo un processo logico che lavora per raffinamenti successivi, permettendo di affrontare con grande efficacia argomenti e problematiche estremamente complesse.

    Gli analitici prediligono partire dal dettaglio e analizzare in sequenza gli argomenti oggetto di studio, approfondendoli singolarmente prima di passare alla costruzione di una visione d’insieme (approccio bottom-up).

    Nella pratica quotidiana bisognerebbe imparare a combinare entrambe le tecniche, sviluppando la capacità di utilizzare una o l’altra in funzione dell’oggetto di studio e del materiale a disposizione. Raramente è possibile utilizzare un approccio completamente top-down, in quanto le informazioni possono essere molte, disorganizzate e senza una associazione evidente con i concetti chiave cui fanno riferimento.

    Allo stesso modo un approccio completamente bottom-up, che tende a lavorare sequenzialmente ed a compartimenti stagni, rischia di ritardare molto la creazione di una visione di insieme, senza la quale la capacità di creare associazioni risulta estremamente penalizzata. Quando gli argomenti oggetto di studio risultano semplici e lineari questa problematica è trascurabile, nel momento stesso in cui la quantità e la complessità delle cose da studiare aumentano, può diventare un ostacolo insormontabile.

    3. Sistematico vs Intuitivo

    “La mente intuitiva è un regalo sacro e la mente razionale è un servitore fedele. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il regalo.”
    (Albert Einstein)

    I sistematici sono coloro che privilegiano la mente razionale. Hanno una mentalità analitica che li porta a pianificare e seguire una sequenza ben definita di passi, rispettando con rigore l’ordine definito. Il rischio principale cui sono esposti è quello di diventare schiavi della loro razionalità, trascurando tutto ciò che di importante possono comunicare intuito ed emozioni per l’espressione della creatività e l’elaborazione di nuove idee.

    Gli intuitivi durante il processo di apprendimento fanno largo uso della mente intuitiva, responsabile del pensiero veloce e parallelo. Sono più istintivi ed abili nel processo creativo, tendono a fare più cose contemporaneamente e talvolta risultano un po’ disordinati e meno efficienti.

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