Reframing: la tecnica del “come se”

    Reframing: la tecnica del "come se"
    • Aggiornato il: 22-07-2019

    Reframing: la tecnica del “come se”

    La tecnica di reframing del “come se”: cos’è e come utilizzarla.

    L’immaginazione a volte dispiega ali grandi come il cielo in un carcere grande come una mano.
    (Alfred de Musset)

    La tecnica di reframing del “come se”, sfrutta il potere dell’immaginazione al fine di proiettare se stessi e la situazione che si deve affrontare, in uno scenario in cui abbiamo già raggiunto il risultato sperato.

    Giorgio Nardone, psicologo e fondatore insieme a Paul Watzlawick del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, ha regalato grande notorietà a questa tecnica, poiché è parte integrante  del Problem Solving Strategico, un modello elaborato da Nardone per la ricerca di soluzioni efficaci a problemi complessi.

    Utilizzare l’immaginazione e visualizzarsi con profondo coinvolgimento emotivo, come se avessimo raggiunto i nostri obiettivi, rappresenta un autoinganno strategico che porta grandi benefici nel recuperare informazioni utili alla identificazione della migliore strategia da adottare, aiutandoci a superare i nostri blocchi mentali.

    La profezia che si autovvera

    “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.”
    (Eleanor Roosevelt)

    Il principio psicologico su cui si basa la tecnica, è quello della “profezia che si autoavvera”. Il termine fu coniato dal sociologo Robert Merton, e sottolinea il fenomeno mentale secondo il quale è molto più probabile che le nostre aspettative si verifichino, quando siamo profondamente convinti che si concretizzeranno.

    Quello in cui crediamo agisce direttamente sui nostri pensieri, sulle nostre emozioni e di conseguenza sui nostri comportamenti. Se siamo convinti di non riuscire a fare una cosa, ci comporteremo in maniera tale da non traguardarla, viceversa avremo maggiori probabilità di realizzarla con successo.

    Agisci “come se”

    “Agire è il modo migliore per scoprire che cosa funziona e che cosa no.”
    (Amelia Earhart)

    Visualizzarsi “come se”, non deve essere confuso con l’idea che basti raccontarsela per ottenere risultati. Ogni cambiamento è sempre accompagnato dalla consapevolezza degli ostacoli che sarà necessario affrontare e da una serie di piccole azioni che innescano un processo più o meno graduale in grado di modificare il nostro sistema di credenze, e quindi la nostra percezione della realtà.

    Per approfondire: WOOP – Wish Outcome Obstacle Plan

    Iniziare ad agire “come se”, oltre ad avere un impatto positivo su autostima, abitudini, decisioni, motivazione, modifica radicalmente la percezione che gli altri hanno di noi, innescando un processo di cambiamento che impatta non solo su noi stessi, ma anche sui contesti sociali, e quindi sulle persone che frequentiamo maggiormente.

    Edit-icon-32 Esercizio

    Domande utili per la fase di visualizzazione sono:

    “Come mi sentirei e cosa farei se avessi già affrontato con successo la situazione?”

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    “Quali ostacoli ho superato?”

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    “Quali strategie ho adottato?”

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    “Quali sono le qualità che mi hanno aiutato?”

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    “Quali benefici ho ottenuto?”

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    Domande utili per la fase di azione sono:

    “Quali sono le più piccole azioni che posso fare nell’immediato per comportarmi “come se”?”

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    “Quali abitudini voglio modificare per comportarmi “come se”?”

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    Continua la lettura: Reframing: la tecnica dell'”osservatore esterno”
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    Di grande ausilio e molto chiaro