Problem Solving: l’arte di risolvere i problemi

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    • Aggiornato il: 05-08-2020

    Problem Solving: l’arte di risolvere i problemi

    Il problem solving è quell’insieme di abilità che permettono di risolvere le difficoltà della vita quotidiana. Scopriamo come renderlo più efficace.

    “Che peccato che gli esseri umani non possano scambiarsi i problemi. Tutti sembrano sapere esattamente come risolvere quelli degli altri.”
    (Olin Miller)

    Il problem solving può essere definito come quell’insieme di strategie e di abilità che permettono di risolvere con efficacia problemi di qualunque natura.

    Parliamo di una vera e propria arte che richiede di miscelare sapientemente razionalità, creatività, capacità di circoscrivere e semplificare il problema, adottando punti di osservazione non convenzionali che arricchiscono l’insieme delle possibili soluzioni.

    La complessità della società in cui viviamo aumenta rapidamente. Gli schemi mentali che in passato garantivano una buona probabilità di successo, diventano vecchi e inefficaci molto velocemente, contribuendo spesso ad alimentare un problema invece che risolverlo.

    Nell’ambito del Problem Solving Strategico, lo psicoterapeuta Giorgio Nardone definisce questa condizione con il termine di “tentata soluzione”, un circolo vizioso che spinge le persone a credere che la soluzione adottata sia l’unica possibile. Invece di focalizzarsi sulla ricerca di nuove soluzioni, si continua imperterriti e con grande dispendio di energie ad applicare una formula che non solo non funziona più, ma peggiora la situazione.

    Quali sono le fasi del problem solving?

    “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati.”
    (Albert Einstein)

    Anche se non esiste una strategia universalmente valida per la soluzione di un problema, le linee guida consigliano di adottare un processo organizzato in sei fasi:

    1. Problem Setting – Fase in cui viene descritto il problema e le premesse che lo caratterizzano.

    2. Problem Analysis – Consiste nell’analizzare nel dettaglio il problema, cercando di semplificarlo attraverso la scomposizione in problemi più piccoli.

    3. Problem Solution Hypothesis – Fase in cui vengono individuate una serie di ipotesi di soluzione lasciando spazio alla logica, all’intuito, al pensiero creativo ed al compromesso.

    4. Decision Making – È il passo della selezione della scelta migliore fra quelle ipotizzate.

    5. Planning – Pianificazione dei traguardi intermedi e delle attività che porteranno alla soluzione del problema.

    6. Decision Taking – È la fase finale e più importante, quella della messa in pratica di quanto è emerso nei passi precedenti.

    1. Problem Setting

    “La scienza non dice cose vere, perché non rientra nei suoi mezzi dire la verità. La scienza dice solo cose esatte. “Esatto” è una parola latina che viene da exactus, ovvero piccole cose che discendono dalle premesse che pongo. È chiaro che se uno pone delle premesse e un altro ne pone delle altre, si ottengono risultati diversi.”
    (Umberto Galimberti)

    La fase di problem setting consiste nella definizione chiara ed accurata del problema. Individuare un problema non significa averlo compreso a fondo. Analogamente a quanto accade per il metodo scientifico, le premesse con cui lo definiamo condizioneranno direttamente la qualità delle ipotesi di soluzione.

    Per agevolare il processo di definizione è utile porsi alcune domande:

    1. “Qual è il problema che voglio risolvere?”

    2. “Quali sono le evidenze oggettive che lo caratterizzano?”

    3. “Qual è la situazione attuale?”

    4. “Qual è la situazione desiderata a cui voglio arrivare?”

    2. Problem Analysis

    “Quando si ha un problema complesso da risolvere, al fine di costruire una strategia efficiente oltre che efficace, risulta utile frazionare l’obiettivo finale in una serie successiva di micro-obiettivi.”
    (Giorgio Nardone)

    La Problem Analysis è la fase in cui si effettua una analisi approfondita del problema lavorando sul frazionamento, ovvero sulla scomposizione in problemi più piccoli e semplici da affrontare.

    Se la situazione attuale definisce il punto in cui siamo e la situazione desiderata il punto in cui vogliamo arrivare, possiamo immaginare di suddividere la retta che unisce questi due punti in tanti traguardi intermedi da analizzare singolarmente.

    Possiamo procedere con l’analisi di ogni singolo sottoproblema utilizzando la regola delle 5W:

    1. Who? (Chi?) – Chi sono gli attori coinvolti?

    2. What? (Che cosa?) – Che cosa caratterizza il problema? Quali sono i fattori e le premesse che lo definiscono?

    3. When? (Quando?) – Quando si verifica o potrebbe verificarsi?

    4. Where? (Dove?) – Dove si verifica o potrebbe verificarsi?

    5. Why? (Perché?) – Perché si verifica o potrebbe verificarsi?

    Per approfondire: Reframing: tutto è relativo

    3. Problem Solution Hypothesis

    “Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia.”
    (Erasmo da Rotterdam)

    Dal punto di vista delle neuroscienze, la lucida visionaria follia citata da Erasmo da Rotterdam, consiste nel miscelare sapientemente razionalità ed intuito.

    Quando utilizziamo un approccio troppo razionale, la mente tende a creare vincoli inesistenti che soffocano il processo creativo, scartando le soluzioni elaborate a livello inconscio, che sovente risultano essere le migliori.

    La tecnica dei 6 cappelli per pensare illustrata nell’omonimo libro da Edward de Bono, scrittore laureato in Psicologia e Medicina, risulta molto efficace per identificare un certo numero di ipotesi di soluzione utilizzando punti di vista alternativi:

    1. Cappello rosso – È il cappello delle emozioni, che si libera dei vincoli e del condizionamento della logica dei pensieri, focalizzandosi sulle sensazioni e sull’intuito.

    2. Cappello bianco – È il cappello della ragione, che cerca e acquisisce informazioni, ne verifica la veridicità e le confronta fra loro elaborando una visione di sintesi.

    3. Cappello verde – È il cappello del pensiero creativo e laterale, che osserva le cose in maniera anticonvenzionale, uscendo dagli schemi.

    4. Cappello nero – È il giudice severo che critica le ipotesi di soluzione emerse evidenziandone errori, lacune e rischi.

    5. Cappello giallo – È il cappello dell’ottimismo realista, che si focalizza sugli aspetti positivi e sulla soluzione.

    6. Cappello blu – È il cappello della sintesi, capace di trovare un punto di incontro fra tutte le tesi emerse dall’utilizzo dei cappelli precedenti.

    Per approfondire: Decisioni e opzioni di scelta

    4. Decision Making

    “Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa.”
    (Peter Ferdinand Drucker)

    Se tutti i passi precedenti sono stati elaborati correttamente, non resta che valutare quanto è emerso e scegliere la soluzione migliore, quella che si presenta come la più funzionale al nostro scopo.

    Una delle caratteristiche che rendono complicata la presa di una decisione, è che qualunque essa sia alimenterà sempre un certo livello di incertezza. La mente tenderà a compensare questo effetto prediligendo la scelta più conservativa, quella che nel breve termine genererà il livello di dolore minimo, preservando il nostro bisogno di sicurezza.

    Essere consapevoli di questo particolare bias cognitivo, è già di per sé un ottimo spunto per focalizzare la nostra attenzione sugli effetti a lungo termine della soluzione scelta.

    Per approfondire: Fare la scelta giusta: la matrice SWOT

    5. Planning

    “Tu sei nato per vincere, ma per essere un vincitore devi pianificare la vittoria, prepararti a vincere, ed aspettarti di vincere.”
    (Zig Ziglar)

    La fase di planning consiste nell’organizzare temporalmente le varie attività che permetteranno di mettere in atto le decisioni prese al passo precedente, facendoci raggiungere progressivamente tutti i traguardi definiti in fase di analisi.

    La pianificazione di lungo periodo si occupa si stimare la data di raggiungimento dei traguardi che caratterizzano l’obiettivo finale.

    La pianificazione di medio periodo si focalizza sui passi principali da compiere per raggiungere i traguardi dei prossimi tre mesi.

    Il planning di breve periodo copre un arco di 7 giorni, definendo a livello di singola giornata il dettaglio delle cose da fare.

    Per approfondire: Piccoli passi per grandi obiettivi

    6. Decision Taking

    “Un buon piano messo in pratica subito è decisamente migliore di un piano perfetto che verrà avviato la prossima settimana.”
    (George Smith Patton)

    L’ultima fase del processo di problem solving, consiste nella messa in atto di quanto è stato pianificato. L’azione è l’unico indicatore rappresentativo del fatto che stiamo affrontando il problema.

    Decidere e non agire, è come non decidere!

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