Paura del giudizio degli altri: come nasce e come superarla

    Paura del giudizio degli altri: come nasce e come superarla
    • Aggiornato il: 10-04-2019

    Paura del giudizio degli altri: come nasce e come superarla

    La paura del giudizio degli altri è una delle emozioni più diffuse e invalidanti che guidano i nostri comportamenti. Scopriamo come nasce e come liberarsene definitivamente.

    “Dato che il nostro piacere più grande consiste nell’essere ammirati, mentre quelli che dovrebbero ammirarci, anche quando ne avrebbero pienamente motivo, mal si adattano a farlo, il più felice di tutti è colui che, non importa come, è arrivato a nutrire una sincera ammirazione per se stesso. Solo, bisogna che gli altri non turbino il suo convincimento.”
    (Arthur Schopenhauer)

    Ti capita spesso di pensare all’opinione che gli altri hanno di te? E quanto condiziona l’idea che hai di te stesso?

    Uno dei bisogni fondamentali che caratterizzano l’essere umano, è quello di essere accettato e amato all’interno dei gruppi sociali che frequenta abitualmente. La famiglia, gli amici, i compagni di studio, i colleghi di lavoro, possono avere una grande influenza sulla nostra identità personale.

    Abraham Maslow, padre della psicologia umanistica, lo definiva “bisogno di appartenenza”. Anthony Robbins, importante esponente del mondo della PNL, lo chiama “bisogno di amore/unione”, ma il concetto di fondo è sempre il medesimo:

    “Siamo animali sociali che alimentano una parte della propria identità attraverso il riscontro e le opinioni che gli altri hanno di noi. Quando questa parte diventa predominante, diventiamo schiavi del giudizio altrui.”.

    Per approfondire: Identità personale e identità sociale

    Come nasce la paura del giudizio?

    “Abbiate pure cento belle qualità, la gente vi guarderà sempre dal lato più brutto…”
    (Molière)

    La paura del giudizio nasce prevalentemente a causa di un basso livello di fiducia in sé, che non necessariamente coinvolge tutti gli ambiti della nostra vita.

    Una persona potrebbe essere estremamente sicura nel contesto familiare e delle relazioni sociali, e diventare particolarmente insicura nel contesto lavorativo (o viceversa). Il ruolo che assumiamo all’interno di un gruppo sociale condiziona direttamente la valutazione del nostro livello di efficacia e può alimentare l’idea di non essere all’altezza di quel particolare contesto.

    Jung, padre della psicologia analitica, affermava che esiste una predisposizione caratteriale che ci espone maggiormente alla paura del giudizio altrui. Il primo grande raggruppamento comportamentale che propone nei suoi studi sulla personalità è quello fra estrovertiti e introvertiti.

    Gli estrovertiti (gli attuali estroversi) avevano un significato molto diverso da quella che è l’idea comune attuale. Sono coloro che basano il giudizio delle loro azioni principalmente sul riscontro che hanno dal mondo esterno, in primis dagli altri.

    Gli introvertiti, al contrario, sono guidati dal loro mondo interiore e da una visione legata alle loro valutazioni personali, risultando molto meno condizionati dal giudizio degli altri.

    Gli altri chi?

    “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore, la vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi.”
    (Charlie Chaplin)

    La frase “paura del giudizio degli altri”, contiene una generalizzazione che dovrebbe essere approfondita (in PNL si direbbe metamodellata) con la domanda: “Gli altri chi?”.

    Una delle convinzioni più diffuse e limitanti che caratterizzano la società moderna, è quella per cui l’importanza di una opinione è strettamente correlata al ruolo che assume la persona che l’ha data.

    L’opinione del capo assumerà una valenza maggiore di quella dei colleghi di pari grado, quella del capo del capo una valenza ancora maggiore, dimenticando che autorità e autorevolezza sono due cose ben distinte, che dovremmo sempre tenere a mente quando deleghiamo all’opinione altrui, la fiducia in quello che siamo e in quello che facciamo.

    Un esercizio per gestire con efficacia la paura del giudizio, consiste nel riconsiderare i componenti dei gruppi sociali che frequentiamo abitualmente, focalizzandosi sulla loro autorevolezza, sulla condivisione dei valori fondamentali della vita e sulla qualità del rapporto instaurato.

    Quello che solitamente accade, è la presa di coscienza della poca importanza attribuita al giudizio delle persone veramente amiche e affidabili, e dell’eccessiva importanza data a persone poco autorevoli, solo perché in quel contesto occupano una posizione di potere.

    Per approfondire: Fiducia in se stessi: come aumentare autostima e autoefficacia

    Come liberarsi della paura del giudizio

    “La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”
    (Carl Gustav Jung)

    Possiamo liberarci della paura del giudizio altrui, o quantomeno ridurne il condizionamento, utilizzando tre fattori strategici che, opportunamente combinati fra loro, rappresentano una potente tecnica di gestione emozionale:

    #1 – Consapevolezza

    Per osservare con spirito critico i pensieri che alimentano le nostre paure, è necessario sviluppare una maggiore consapevolezza di queste emozioni. Quando si manifestano, ricorda che sono un semplice segnale della mente che ti vuole comunicare qualcosa, fai un bel respiro profondo e chiediti:

    “Cosa mi spaventa di questa situazione?”

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    “Perché ritengo di non poterla affrontare con successo?”

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    “Su quali convinzioni si basano i miei timori?”

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    #2 – Defusione

    Esiste una tendenza diffusa a confondere la nostra identità (quello che siamo), con i numerosi pensieri che affollano la nostra mente. Nel momento in cui ci fondiamo con tali pensieri, regaliamo un potere enorme alle nostre emozioni e alle nostre paure, diventandone schiavi inconsapevoli.

    Fortunatamente siamo molto più dei nostri pensieri e possiamo imparare a osservarli con maggiore distacco, liberandoci dal condizionamento che esercitano sulla nostra vita, attraverso una tecnica di accettazione chiamata “defusione cognitiva”. Quando ti accorgi di essere assorto in pensieri che alimentano la paura del giudizio, esercitati a trasformare il pensiero inserendo la frase “sto pensando che:…”.

    Pensare “Chissà che idea si farà di me!”, “Tanto non sarò all’altezza della situazione…” e fondersi con tale pensiero, significa consolidare l’idea della propria incapacità e comportarsi da incapaci.

    Trasformare il pensiero nella forma “Sto pensando che: chissà che idea si farà di me!”, “Sto pensando che: tanto non sarò all’altezza della situazione…”, permette di osservare il pensiero con un minore coinvolgimento emotivo, creando le basi necessarie per liberarsi del relativo condizionamento e procedere con la trasformazione e la disputa delle credenze che alimentano tali pensieri.

    Per approfondire: La defusione cognitiva

    #3 – Disputa

    La consapevolezza delle proprie emozioni, la relativa accettazione e lo sviluppo delle abilità di defusione cognitiva, rappresentano i passi fondamentali che ti permetteranno di trasformare e utilizzare a tuo favore l’energia associata allo stimolo della paura.

    Per effettuare questa trasformazione esistono alcune considerazioni preliminari:

    1. Sei tu, in prima persona, a costruire la tua personale interpretazione della realtà, sulla base delle esperienze passate e di quello in cui credi.

    2. Continuare a rimandare il momento in cui affronterai la situazione non la risolverà, servirà solo a ingigantire i potenziali ostacoli che dovrai affrontare.

    3. Tu sei il solo e unico responsabile del modo in cui affronti le avversità. La qualità delle tue azioni determina i risultati che otterrai.

    4. Se rilevi che non esiste una minaccia reale, che sono solo proiezioni immaginarie della tua mente, devi prenderne gradualmente coscienza e ti accorgerai che anche il campanello d’allarme smetterà di suonare.

    Come esercizio finale rispondi alle seguenti domande:

    “Quali pensieri mi stanno condizionando negativamente?”

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    “Esistono delle situazioni passate che li contraddicono?”

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    “Come affronterei la situazione se fossero coinvolte persone amiche di cui mi fido?”

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    “Quali capacità e quali talenti potrei mettere in campo per affrontare la situazione con successo?”

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    “Cosa farebbe una persona che reputo essere in grado di affrontare brillantemente la situazione?”

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    “Che impatto avrà sulla mia vita fra un mese, un anno, dieci anni?”

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    Per approfondire: Pensieri negativi: eliminarli con il modello ABCDE

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