Il Metamodello della PNL

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    • Aggiornato il: 01-11-2019

    Il Metamodello della PNL

    Metamodello: il modello linguistico e logico alla base della PNL (Programmazione Neuro-Linguistica).

    “Quando gli uomini desiderano comunicare la loro rappresentazione, la loro esperienza del mondo, formano della loro esperienza una rappresentazione linguistica completa, che è chiamata struttura profonda. Quando cominciano a parlare, effettuano una serie di scelte (trasformazioni) relative alla forma in cui comunicheranno la loro esperienza […] Il procedere a questa serie di scelte (una derivazione) porta alla struttura superficiale[…]”
    (Richard Bandler, John Grinder)

    La parole sono l’espressione delle nostre esperienze di vita, e possono rivelare molto di quello che siamo e di quello in cui crediamo, soprattutto quando sono analizzate nel loro insieme a livello di struttura, successione, e regole.

    Bandler e Grinder, fondatori della PNL, si focalizzarono sullo studio del linguaggio proprio per rendere più efficaci le tecniche di modeling. Se il linguaggio è rappresentativo del nostro sistema di credenze, e quello in cui crediamo determina i nostri comportamenti, il modo migliore per studiare una persona passa inevitabilmente anche dalle caratteristiche del suo eloquio.

    Struttura superficiale e struttura profonda

    Il risultato della traduzione dei nostri pensieri in linguaggio parlato è una forma di semplificazione che Bandler e Grinder definiscono “struttura superficiale”. La struttura superficiale nasconde, attraverso una serie di trasformazioni linguistiche, un significato più interiore e completo della nostra visione del mondo, che prende il nome di “struttura profonda”.

    Il metamodello descrive le caratteristiche di queste trasformazioni, e la sua conoscenza può diventare un prezioso strumento per arrivare alla struttura profonda delle persone con cui interagiamo, e di noi stessi quando lo applichiamo al nostro dialogo interno.

    Per approfondire: Il dialogo interno

    Metamodello e Distorsioni

    Le distorsioni (o deformazioni) sono convinzioni contenenti alcune alterazioni della realtà misurabili oggettivamente:

    Equivalenza complessa
    (A equivale a B)
    Quando si associa ad un comportamento un particolare significato:

    “Se non mi ascolta, significa che non mi rispetta.”

    Causa effetto
    (A implica B)
    Quanto si associa ad un evento (la causa) ,una particolare conseguenza (l’effetto), anche se non esiste alcuna correlazione diretta:

    “Quando fa così mi fa arrabbiare!”

    Lettura del pensiero Testimonia la convinzione di poter interpretare il pensiero altrui:

    “Gli sto antipatico…”

    PresupposizioneSono l’insieme delle informazioni contenute implicitamente all’interno di un enunciato: “Prima di uscire chiudi la finestra” presuppone che dopo uscirai.

    “Preferisci A, B o C…” presuppone che la risposta che desideriamo dare sia compresa fra l’insieme delle opzioni proposte.

    Le distorsioni sono rappresentative delle false credenze accumulate nelle proprie esperienze di vita, e condizionano profondamente la qualità dei nostri ragionamenti e delle nostre decisioni.

    Per approfondire: Convinzioni limitanti: come liberarsene

    Metamodello e Generalizzazioni

    Le generalizzazioni sono trasformazioni attraverso le quali tendiamo a considerare un singolo episodio come rappresentativo di una classe di situazioni molto più ampia. Possono essere facilmente identificate per la presenza di:

    Quantificatori universali“sempre”, “ogni volta”, “mai”
    “tutti”, “nessuno”
    Operatori modali di necessità“bisogna”, “non bisogna”
    “devo”, “non devo”
    – “è obbligatorio”
    Operatori modali di possibilità“posso”, “non posso”
    Operatori modali di volontà“voglio”, “non voglio”

    Sono la normale espressione di un cervello che prima apprende generando un dispendio energetico molto elevato, e poi tende a classificare in un’unica categoria le cose simili, per limitare il consumo di energie tutte le volte che è necessario riutilizzare quanto abbiamo imparato (economia cognitiva).

    Il classico esempio che viene fatto per illustrare il meccanismo richiama il tempo in cui abbiamo imparato a guidare l’auto. Inizialmente la nostra attenzione era totalmente focalizzata sulle varie operazioni che caratterizzano la guida, successivamente la pratica le ha rese automatiche, e abbiamo generalizzato il processo di guida a tutte le autovetture.

    Se per caso dovessimo guidare una macchina con la guida a destra, invece che a sinistra, la generalizzazione acquisita non funzionerebbe più sotto molti aspetti, e saremmo obbligati a “reimparare” alcuni meccanismi del processo di guida per quella particolare tipologia di autovettura. Ma cosa accadrebbe se applicassimo le generalizzazioni fatte per la guida a destra, alla guida a sinistra?

    Le generalizzazioni stabiliscono delle regole che noi applichiamo rigorosamente al contesto associato alla generalizzazione, se il contesto è troppo ampio queste regole possono diventare la ragione principale dei nostri limiti, delle nostre insicurezze, e dei nostri blocchi emotivi.

    Metamodello e Cancellazioni

    Le cancellazioni sono trasformazioni che presentano una o più omissioni nei contenuti, privilegiando altri aspetti ritenuti più importanti:

    Cancellazioni sempliciQuando si tralasciano informazioni importanti come l’oggetto del discorso: “Non ne posso più!” (di cosa?)
    Cancellazioni comparativeQuando manca il termine di comparazione: “È la cosa migliore…” (migliore rispetto a cosa?)
    Mancanza di indici referenzialiQuando manca il soggetto: “Dicono che…” (chi lo dice?)
    NominalizzazioniQuando utilizziamo un singolo termine per rappresentare un processo molto più articolato a livello di struttura profonda: “Oggi mi sento strano…”. Il termine “strano” è molto vago, e potrebbe essere associato ad un particolare stato d’animo, a un malessere fisico, a una sensazione…
    Verbi non specificatiQuando manca la specificazione del “quando” e/o del “come” associata al verbo: “Lui mi condiziona…” (in che modo? come?)

    Manifestano anch’esse la tendenza del nostro cervello a fare economia di energie, tralasciando l’elaborazione di tutte le informazioni che ritiene superflue e poco rilevanti.

    Per approfondire: Focus e percezione della realtà.

    Confutazioni

    Le confutazioni (o confrontazioni) sono uno strumento che permette di gestire generalizzazioni, cancellazioni, deformazioni, e arrivare alla struttura profonda nascosta da tali trasformazioni linguistiche. Consistono in una serie di domande che guidano l’interlocutore nell’approfondimento e nella specificazione delle tematiche oggetto della discussione relativamente al contesto:

    – relazionale (chi?)
    – causale (cosa?)
    – di processo (come?)
    – spaziale (dove?)
    – temporale (quando?)
    – motivazionale (perchè?)

    GeneralizzazioneConfutazione
    “Ogni volta che ci vediamo litighiamo!”“Quando è stata l’ultima volta in cui siete riusciti a dialogare in maniera più serena?”
    “Devo essere sempre all’altezza della situazione!”“Quali sarebbero le conseguenze se non lo fossi?”
    “Non sono in grado!”“Quali sono gli ostacoli che ritieni di non poter superare?”
    CancellazioneConfutazione
    “Non ne posso più!”“Di cosa?”
    “È la cosa migliore…”“Migliore rispetto a cosa?”
    “È il migliore…”“Migliore rispetto a chi?”
    “Dicono che…”“Chi lo dice?”
    “Lui mi condiziona…”“In cosa ti condiziona? In che modo?”
    DistorsioneConfutazione
    “Se non mi ascolta, significa che non mi rispetta!”“In quali situazioni non ti ascolta?”

    Il potere delle domande è noto agli esperti della comunicazione, i quali sanno bene quanto possano rivelarsi un’arma a doppio taglio quando sono utilizzate in maniera impropria.

    Per approfondire: Il potere delle domande

    Continua la lettura: PNL: Ancore e cerchio dell’eccellenza
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