Le 5 chiavi dell’Intelligenza Sociale

    Intelligenza Sociale
    • Aggiornato il: 04-01-2024

    Le 5 chiavi dell’Intelligenza Sociale

    Cos’è e come sviluppare l’Intelligenza Sociale, l’abilità che più di ogni altra consente di costruire una vita relazionale ricca e significativa.

    “Non c’è gioia nel possedere qualcosa di prezioso, se non si può condividerlo con qualcuno.”
    (Seneca)

    Grazie alle più recenti scoperte nell’ambito delle neuroscienze, l’intelligenza sociale, una forma di intelligenza che coinvolge la capacità di padroneggiare il complesso mondo delle relazioni, si sta rivelando una delle abilità più importanti per la realizzazione personale e professionale degli esseri umani.

    Le sue fondamenta si basano sull’empatia, la componente del cervello che consente di percepire gli stati d’animo e le intenzioni altrui, supportandoci nell’interazione virtuosa con le altre persone, costruire legami sinceri e profondi, e condurre un’esistenza sociale serena ed appagante, una condizione di vita che ha un impatto diretto sulla nostra salute fisica e mentale.

    Per approfondire: Empatia: la base portante delle nostre abilità sociali

    L’economia interpersonale

    “La tranquillità si apprezza di più se non si è da soli. E, proprio come il successo, è migliore se condivisa. Abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci capisca meglio di quanto non capiamo noi stessi, se non altro per una questione di onestà.”
    (Ryan Holiday)

    Ogni interazione umana contiene un substrato emotivo in grado di influenzare positivamente o negativamente lo stato d’animo degli altri individui, una forma di contagio che diffonde le emozioni come fossero dei virus. Quando una persona scarica su di noi sentimenti di frustrazione, rabbia, disprezzo o disgusto, si attivano nel nostro animo le stesse emozioni negative. Percepiamo le emozioni forti quasi come se fossero un rinovirus, ed è molto facile contrarre a livello neurologico l’equivalente di un raffreddore.

    Attraverso gesti e comportamenti, ognuno di noi può far sentire il prossimo un po’ meglio, un po’ peggio, ma anche molto meglio o molto peggio. Queste transazioni contribuiscono alla formazione dell’economia interpersonale, l’insieme degli utili e delle perdite relative alle emozioni sperimentate con la propria cerchia sociale.

    Il bilancio emotivo rappresenta il saldo netto dei sentimenti generati dalle persone con cui interagiamo quotidianamente, un bilancio che contribuisce a definire la giornata in termini di bella o brutta, condizionando sul lungo periodo la qualità stessa della vita, motivo per cui diventa fondamentale assumersi la responsabilità delle persone che frequentiamo, tagliando i legami negativi ed investendo in relazioni di qualità.

    Per approfondire: Relazioni interpersonali: il modello Schein

    Le caratteristiche dell’intelligenza sociale

    “Si è capito ormai da decenni che la perspicacia interpersonale è uno dei capisaldi dell’intelligenza sociale. Alcuni teorici hanno addirittura sostenuto che la cognizione sociale, nel senso di intelligenza generale applicata al mondo sociale, sia l’unico vero componente dell’intelligenza sociale.”
    (Daniel Goleman)

    L’intelligenza sociale non ha nulla a che vedere con il quoziente intellettivo. Gli ingredienti che la caratterizzano vanno ben oltre gli aspetti cognitivi, coinvolgendo la consapevolezza sociale, ciò che percepiamo a proposito degli altri, e le abilità sociali, l’efficacia con cui sfruttiamo tale consapevolezza.

    Le abilità che caratterizzano la consapevolezza sociale comprendono:

    Empatia primaria: la capacità immediata di percepire i segnali emotivi non verbali, una abilità inconscia attivata prevalentemente dai neuroni specchio, che può migliorare con il tempo grazie alla qualità delle esperienze di vita sociale.

    Sintonia: l’essere sulla stessa lunghezza d’onda di un’altra persona e ascoltare con piena ricettività. Una forma di attenzione consapevole che va al di là dell’empatia momentanea, durante la quale manifestiamo al nostro interlocutore tutta la nostra presenza.

    Cognizione sociale: la conoscenza dei meccanismi di funzionamento effettivi della società, una abilità che consente di comportarsi in maniera adeguata in quasi tutte le situazioni sociali.

    Attenzione empatica: una competenza essenziale dell’intelligenza sociale, che sottolinea la capacità di comprendere pensieri, sentimenti ed intenzioni di un’altra persona. Si basa sull’empatia primaria, integrando una comprensione più consapevole di ciò che un’altra persona sente e pensa, durante la quale i circuiti cognitivi della via alta (la mente razionale) lavorano in sinergia con i circuiti della via bassa che gestiscono l’empatia (la mente emotiva).

    Per approfondire: I segreti dell’attenzione

    La ricetta dell’intesa perfetta

    “I cervelli si collegano al di là della soglia della coscienza, senza che siano necessarie né una particolare attenzione, né l’intenzionalità. Nulla ci vieta di provare a imitare volutamente qualcuno per stabilire un legame più stretto, ma simili tentativi appaiono alquanto goffi. La sincronia funziona meglio quando è spontanea, non indotta da motivazioni aggiuntive (come la ricerca del favore di una persona) o da qualsiasi altra intenzione consapevole.”
    (Daniel Goleman)

    Una buona intesa genera un legame piacevole, serio e bilanciato, contribuendo a rendere positivo il bilancio emotivo della giornata. Robert Rosenthal, psicologo e docente di statistica ad Harvard, ha individuato i tre elementi che contraddistinguono i legami speciali: attenzione reciproca, condivisione di sensazioni positive e comunicazione non verbale ben coordinata.

    L’attenzione reciproca testimonia interesse e coinvolgimento, stimolando la condivisione di sentimenti, uno scambio di emozioni caratterizzato da alti livelli di empatia nel quale entrambe le parti provano ciò che sente l’altro. Il modo migliore per testimoniare attenzione, consiste nel guardarsi negli occhi senza risultare invadenti. Per trasmettere una sensazione positiva, i messaggi non verbali spesso contano molto più delle parole, ed assumono un ruolo di primo piano il tono della voce e le espressioni facciali.

    Il terzo ingrediente dell’intesa perfetta riguarda la sincronia, ovvero il coordinamento che si instaura relativamente ai canali non verbali, come il ritmo della conversazione, i gesti illustratori ed i movimenti del corpo. Quando manca la coordinazione l’atmosfera è più fredda, ed il colloquio si contraddistingue da silenzi imbarazzati e risposte fuori tempo, risultando più innaturale e forzato. La spontaneità è l’elemento chiave che contraddistingue l’efficacia della sincronia. La moda, molto diffusa in passato, di scimmiottare in maniera innaturale i movimenti ed i gesti del proprio interlocutore, spesso genera una reazione controproducente che renderà più debole la vostra credibilità.

    Per approfondire: La Spontaneità Consapevole

    Come sviluppare l’intelligenza sociale

    “Il cervello umano è progettato in maniera tale da modificarsi in risposta all’esperienza accumulata.”
    (Daniel Goleman)

    L’eredità genetica non rappresenta una condanna per lo sviluppo dell’intelligenza sociale. Ciò che conta non sono tanto i geni con cui siamo nati, quanto il modo in cui si attivano all’interno del nostro corpo.

    L’epigenetica, la scienza che studia l’influenza delle esperienze di vita sulle modalità di azione dei geni, ha dimostrato quanto l’espressione del patrimonio genetico coinvolto nelle abilità sociali sia condizionata da molti fattori ambientali e comportamentali. Anche se esistono cervelli socialmente più sensibili di altri, chiunque può migliorare la propria intelligenza sociale attraverso:

    1. Il riconoscimento delle espressioni facciali

    L’empatia primaria, una dote sociale fondamentale che opera in maniera istantanea ed inconscia, può essere allenata sviluppando la capacità di cogliere le microespressioni, segnali emotivi spontanei che si presentano sul viso delle persone in meno di un terzo di secondo.

    Le microespressioni sono rappresentative delle sensazioni sperimentate in un determinato momento. Più una persona è in grado di coglierle valutandone la coerenza con il linguaggio verbale, maggiori sono le probabilità di scoprire ciò che realmente prova il nostro interlocutore e agire con comportamenti socialmente adeguati.

    Paul Ekman ha realizzato alcuni strumenti di training online come l’Ekman Face Basics e l’Ekman Face Advanced, che insegnano a identificare le micro espressioni facciali e le espressioni facciali sottili.

    Per approfondire: Micro Expressions (Paul Ekman Group)

    2. L’autocontrollo

    Il cervello umano registra costantemente le informazioni emotive, attivando una serie di comportamenti automatici spesso acquisiti in giovane età.

    La corteccia prefrontale, la componente del cervello che gestisce l’autocontrollo, è in grado di mediare i comportamenti istintuali della via bassa, aiutandoci a reagire in maniera adeguata anche nelle situazioni sociali più complicate, ed uno dei training mentali più efficaci per allenare l’autocontrollo consiste nella pratica della mindfulness.

    Per approfondire: Mindfulness: l’importanza della consapevolezza

    3. La qualità delle relazioni

    La teoria di Schore, elaborata dall’omonimo psicologo della UCLA Allan Schore, evidenzia il ruolo esercitato dalle interazioni umane nel rimodellare il cervello sociale attraverso la neuroplasticità.

    Le ristrutturazioni più profonde avvengono proprio grazie alle nostre relazioni chiave, che dovrebbero essere selezionate e curate cercando di massimizzare il bilancio emotivo di ogni giornata.

    4. No all’autoisolamento

    I circuiti della «memoria operativa» presenti nella corteccia prefrontale, svolgono un ruolo fondamentale nel dirigere il focus dell’attenzione. Quando dobbiamo affrontare situazioni particolarmente impegnative, i segnali provenienti dall’amigdala arrivano alla corteccia prefrontale dirottando l’attenzione su tali preoccupazioni, una condizione di autoisolamento che penalizza la capacità di vedere con lucidità tutto il resto:

    «l’autoisolamento in ogni forma uccide l’empatia, e a maggior ragione la sensibilità. Quando ci concentriamo su noi stessi, l’orizzonte si restringe e problemi e preoccupazioni s’ingigantiscono. Ma se ci concentriamo sugli altri, il nostro mondo si espande. I problemi sono relegati in un angolino della nostra mente e sembrano più piccoli; viene enfatizzata la predisposizione a entrare in sintonia con gli altri, e di conseguenza di aiutarli».

    5. La conoscenza degli stili di attaccamento

    L’influenza maggiore dell’infanzia sull’età adulta, riguarda il sistema di attaccamento, quell’insieme di reti neurali che si attivano quando entriamo in contatto con le persone a cui teniamo particolarmente. La teoria dell’attaccamento di John Bowlby, descrive tre differenti tipologie nelle quali ognuno di noi potrebbe riconoscersi:

    L’ansioso presenta una mancanza di fiducia in sé che alimenta dubbi e paure. Spesso, con il loro attaccamento eccessivo, gli ansiosi possono allontanare il partner senza rendersene conto.

    Lo sfuggente tende a vivere la relazione come una minaccia alla libertà personale, non ama la fusione emotiva, e tende ad innervosirsi quando il parner cerca una maggiore intimità.

    Il sicuro è dotato di una maturità che gli consente di affrontare il legame di coppia con serenità e grande consapevolezza.

    Gli studi di Phillip Shaver, psicologo dell’Università della California, confermano quanto lo stile di attaccamento si formi durante l’infanzia e rimanga relativamente stabile in età adulta, con conseguenze dirette sulla qualità della vita affettiva. Saper riconoscere lo stile di attaccamento del partner per comprenderne il linguaggio dell’amore e rispondere in maniera adeguata ai suoi bisogni primari, è una abilità che John Gottman, uno dei primi ricercatori ad analizzare le emozioni nel matrimonio, ritiene essere un indicatore molto attendibile della durata di un rapporto.

    Consigli di lettura

    Intelligenza Sociale. Entrare in sintonia con gli altri per costruire relazioni felici. (Daniel Goleman)

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