La trappola del multitasking | Sviluppo Personale

    La trappola del multitasking

    Multitasking
    • Aggiornato il: 31-03-2020

    La trappola del multitasking

    Le migliori strategie per ridurre gli effetti negativi del multitasking e sfruttare con efficacia le nostre capacità attentive.

    “È stato uno dei miei mantra, concentrazione su una cosa e semplicità.”
    (Steve Jobs)

    Praticare il multitasking, ovvero tentare di gestire più compiti contemporaneamente nel corso della giornata, è davvero un vantaggio?

    Il fenomeno del multitasking si è sviluppato con l’avvento dei primi calcolatori in grado di eseguire più programmi contemporaneamente. Parliamo di un periodo in cui andava di moda paragonare il funzionamento dei computer a quello del cervello umano, che ha generato il falso mito secondo cui lavorare in multitasking fosse sinonimo di produttività.

    Le moderne neuroscienze hanno fatto chiarezza sul tema, dimostrando che la parte analitico-razionale del nostro cervello non è progettata per svolgere più attività in parallelo. Quando viene costretta a farlo la sua efficienza diminuisce drasticamente ed aumentano i livelli di stress e frustrazione.

    I momenti della giornata in cui l’attività cognitiva è massima sono gestiti da un’area del cervello che prende il nome di nucleo soprachiasmatico e la produttività personale è strettamente correlata alla capacità di organizzare la giornata nel rispetto dei nostri orologi biologici interni.

    Per approfondire: Come organizzare la giornata perfetta

    Le considerazioni delle neuroscienze

    “La nostra attenzione non è come un palloncino che si può espandere per inglobare più cose per volta, ma può essere paragonata piuttosto a un sottile tubo, che può condurre un liquido in un’unica direzione: anziché suddividerla fra due attività, oscilliamo con rapidità tra le due, un passaggio che comporta comunque un indebolimento rispetto alla concentrazione piena.”
    (Daniel Goleman)

    Le analisi fatte mediante risonanza magnetica funzionale sull’ippocampo, la regione del cervello che svolge un ruolo fondamentale nei processi di memorizzazione a lungo termine, dimostrano livelli di attivazione molto bassi quando facciamo multitasking. Per il nostro cervello occuparsi di più cose in contemporanea significa passare velocemente da una attività ad un’altra, ed il cambio di contesto (context switching) ha un costo molto elevato, soprattutto quando le attività coinvolte richiedono un alto carico cognitivo.

    Supponiamo di poter dedicare allo studio sei ore al giorno, cinque giorni alla settimana, per un totale di trenta ore settimanali. Focalizzandoci su un singolo argomento non avremo costi relativi al cambio di contesto. Se iniziamo a dividere la giornata dedicandoci a tre argomenti differenti, il tempo speso in cambi di contesto può superare l’ora giornaliera. Se gli argomenti di studio diventano cinque, il context switching può “bruciare” quasi quattro ore al giorno, per un totale di venti ore settimanali, riducendo la nostra produttività di oltre il 70%.

    Per approfondire: Memoria e apprendimento

    Multitasking e stress

    “Il tecnostress da connessione continua e relativo multitasking cominciano a diventare un problema anche per le aziende. I ritmi veloci abbinati ai grandi carichi di impegni e all’uso massiccio di tecnologie nell’impresa moderna possono produrre come risultato un calo della concentrazione e quindi dell’efficacia lavorativa con conseguente danno economico.”
    (Marco Parellesi)

    Nello studio “The cost of Interrupted Work: More Speed and Stress” condotto dalla ricercatrice Gloria Mark, è emerso che nel breve periodo è possibile raggiungere elevati livelli di produttività anche in condizioni soggette a interruzioni del contesto.

    Nelle persone esiste una naturale tendenza a compensare gli effetti del multitasking con una maggiore intensità e velocità del lavoro. Sfortunatamente il prezzo da pagare in termini di stress, frustrazione ed energie mentali spese è estremamente elevato e non è assolutamente sostenibile nel lungo periodo.

    Di seguito la tabella riassuntiva che riporta i risultati dello studio:

    Carico di lavoro mentaleLivello di StressLivello di FrustrazioneEffort
    Nessuna interruzione10,026,924,739,50
    Con interruzioni (stesso contesto)10,839,466,6311,04
    Con interruzioni (contesto differente)11,509,136,4811,52

    Per approfondire: Frustrazione (come nasce e come gestirla)

    Strategie per gestire il multitasking

    “Se un problema necessita di assoluta concentrazione, simultaneamente interverrà una distrazione assolutamente irresistibile.”
    (Arthur Bloch)

    Sovente il multitasking non è una scelta consapevole, ma il frutto di cattive abitudini ormai radicate e dei vincoli imposti dalle esigenze quotidiane. Possiamo ridurne gli effetti negativi attraverso:

    1. NO alle micro interruzioni – Evitare le interruzioni per controllare i social. Ogni volta che ispezioniamo compulsivamente Facebook, Instagram, Twitter, la mail, stiamo programmando la mente alla ricerca di gratificazione immediata, rendendola incapace di rimanere focalizzata per lunghi periodi.

    2. Registra lo stato di switch – Quando sei obbligato ad eseguire un cambio di contesto, scrivi una breve nota che riassuma i concetti chiave del punto a cui sei arrivato ed i prossimi passi da seguire. Sarà la prima cosa da leggere quando tornerai sull’argomento.

    3. Misura la tua attività sui social – Poiché esiste la tendenza a sottostimare il tempo perso sui social, installa un’app per il monitoraggio del tempo di utilizzo del tuo smartphone. I dispositivi Apple integrano nativamente la funzionalità “Tempo di utilizzo”, sui dispositivi Android più recenti troverai l’app “Benessere digitale”.

    4. Sfrutta i ritmi ultradiani – Il nostro corpo è dotato di un orologio biologico che gestisce il ciclo dell’attenzione. Nel corso della giornata le funzioni cerebrali alternano momenti di elevata attività cognitiva a momenti di maggiore rilassamento. L’intervallo che le caratterizza è di 90 minuti per la fase di massima attività, seguiti da 20 minuti di riposo che permettono la rigenerazione cognitiva. La tecnica del pomodoro è uno strumento molto utile per sfruttare questa caratteristica del nostro cervello e migliorare la produttività personale.

    Per approfondire: La tecnica del pomodoro e il Deep Work

    Risorsa Consigliata

    Una cosa alla volta. Le regole dell’attenzione

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