La defusione cognitiva

    La defusione cognitiva
    • Aggiornato il: 31-10-2019

    La defusione cognitiva

    I nostri pensieri acquistano forza nel momento in cui ci immedesimiamo con essi. Noi siamo molto più dei nostri pensieri e attraverso una pratica di accettazione chiamata defusione cognitiva, possiamo imparare a osservarli con un minore coinvolgimento emotivo, liberandoci del loro condizionamento.

    “Le nostre menti si sono evolute per pensare negativamente, e la ricerca dimostra che circa l’80% dei nostri pensieri ha qualche contenuto negativo.”
    (Russ Harris)

    I pensieri negativi sono la normale espressione di una mente che, nel corso di milioni di anni di evoluzione, si è sviluppata con l’obiettivo principale di proteggerci dai potenziali pericoli dell’ambiente che ci circonda.

    La parte più antica del nostro cervello continua a fare il suo mestiere, è sempre all’erta, giudica, cerca di prevedere il futuro, e fa tutto questo in un contesto sociale e ambientale che è mutato molto velocemente. Nel momento stesso in cui confondiamo la nostra identità con tali pensieri, regaliamo potere a un dialogo interno in grado di condizionare direttamente emozioni, decisioni, e comportamenti.

    Il sé pensante e il sé osservante

    “Nel momento in cui inizi a osservare la parte di te che pensa, si attiva un livello superiore di consapevolezza. Allora comprendi che esiste un vasto regno di intelligenza oltre il pensiero e che quest’ultimo ne è solo un aspetto minore. Comprendi anche che le cose che contano davvero (la bellezza, l’amore, la creatività, la gioia, la pace interiore) sorgono al di là della mente. E inizi a risvegliarti.”
    (Eckhart Tolle)

    Il sé pensante è l’espressione del nostro dialogo interno, ed è solo una piccola parte di quello che siamo. L’essere umano è dotato della straordinaria capacità di osservare i suoi pensieri (il sé osservante), una abilità che non viene adeguamente sfruttata rispetto alle enormi potenzialità che presenta.

    Attraverso una tecnica di accettazione chiamata defusione cognitiva, possiamo cambiare radicalmente il tipo di rapporto che instauriamo con i nostri pensieri, e sviluppare la capacità di osservarli in maniera non giudicante, liberandoci del condizionamento che esercitano sulla nostra vita.

    Un  esercizio che viene spesso proposto per sperimentare l’esperienza di fusione e defusione, è quello di pensare alla parola “latte”, e iniziare a descriverne alcune caratteristiche come l’aspetto, il gusto, l’odore, la consistenza, fino a percepirne l’idea quasi fosse reale. Questo tipo di esperienza è quella che proviamo quando ci identifichiamo con i nostri pensieri, e prende il nome di fusione cognitiva.

    Per sperimentare il processo di defusione, prova a ripetere velocemente la parola “latte” fino a quando la stessa perde di significato, e rimane solo il suono che la caratterizza. Nell’istante in cui la parola ha perso il suo significato, abbiamo praticato la defusione, ovvero abbiamo separato la sensazione dalla sua interpretazione.

    Sto pensando che…

    Se applichiamo i concetti di fusione e defusione al nostro dialogo interno, possiamo ottenere dei grandi benefici.

    Pensare “non ci riuscirò mai…”, e fondersi con tale pensiero, significa automaticamente convincersi della propria incapacità, e comportarsi da incapaci.

    Pensare “non ci riuscirò mai…”, accorgersi di tale pensiero, e trasformarlo nella forma “sto pensando che: non ci riuscirò mai…”, oppure “noto che: sto pensando che non ci riuscirò mai”,  è una semplice tecnica di defusione che permette di osservarlo in maniera dissociata, con un minore coinvolgimento emotivo, e quindi con un minore condizionamento.

    Questo pensiero mi è utile?

    Quando si tratta di pensieri, siamo abituati a classificarli negativamente o positivamente in funzione delle emozioni, e quindi del piacere o del dolore, che evocano. Sviluppando le nostre abilità di defusione, risulta molto più efficace osservarli focalizzandosi sulla loro utilità, e chiedersi:

    “Questo pensiero mi è utile e mi motiva a essere una persona migliore?”

    “Questo pensiero mi è utile e mi motiva a vivere la vita che desidero?”

    Se la risposta è affermativa, sfruttalo come stimolo per agire e fare quello che ritieni giusto. In questi casi la fusione con i nostri pensieri diventa una potente leva motivazionale, e quindi una risorsa.

    Se il pensiero risulta inutile, utilizza la defusione per limitarne il condizionamento, e focalizzati sul momento presente.

    Per approfondire: Qui ed ora: vivere il momento presente

    Le aspettative

    “È quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.”
    (Stephen Hawking)

    Per massimizzare l’efficacia delle tecniche di defusione, è importante non crearsi aspettative che ne distorcono l’utilizzo:

    1. Il principio base che guida le pratiche di mindfulness, è la piena accettazione dei nostri pensieri, non il controllo, il giudizio, o la disputa. Sarebbe scorretto immaginare che attraverso la defusione non si presenteranno più pensieri negativi. Il vantaggio in termini di benessere psicofisico, è che saremo in grado di osservarli con maggiore distacco.

    2. La valutazione dell’utilità dei nostri pensieri non deve essere confusa con una vigilanza continua, poiché questo tipo di atteggiamento richiede un dispendio energetico molto elevato, in quanto mantiene attiva la mente razionale, che non è nata per questo tipo di attività.

    L’esercizio costante della mindfulness insegna a orientare la propria attenzione in maniera flessibile, e questa capacità attiva automaticamente dei meccanismi che permettono di rilevare quando l’attenzione non è più focalizzata a causa di pensieri automatici.

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