Il linguaggio del corpo

    Il linguaggio del corpo
    • Aggiornato il: 31-10-2019

    Il linguaggio del corpo

    Suggerimenti pratici per interpretare correttamente il linguaggio del corpo.

    “Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una volta che si è imparato a leggerlo.”
    (Alexander Lowen)

    Il linguaggio del corpo rappresenta uno dei canali principali della comunicazione, ed è in grado di togliere o regalare grande credibilità ai messaggi che inviamo.

    La “regola delle 3C”, elaborata da James Borg e Allan Pease, ci offre alcune indicazioni generali per una corretta lettura di questo particolare linguaggio:

    1. Complesso – La gestualità deve essere valutata nel suo complesso. Il singolo gesto non sempre rispecchia un atteggiamento generale.

    2. Coerenza – Quando non c’è coerenza fra messaggi verbali e non verbali, questi ultimi sono quelli su cui fare affidamento.

    3. Contesto – La gestualità va interpretata in funzione del contesto in cui ci si trova. Se il nostro interlocutore manifesta segni di chiusura come braccia conserte o gambe accavallate, e ci troviamo in un ambiente freddo, è molto probabile stia solo cercando di scaldarsi.

    La cinesica

    “Sii consapevole del tuo Linguaggio del Corpo. Diventa consapevole di ciò che i tuoi occhi, la tua bocca, la tua postura e le tue mani stano facendo (e comunicando!). Usa questi strumenti a tuo vantaggio.”
    (Richard J. Bowerman)

    La cinesica è la scienza che studia il linguaggio del corpo. Il termine deriva dal greco “kinesis”, che significa movimento, e rende bene l’idea di quanto questa scienza si focalizzi sull’interpretazione dei movimenti del corpo, con particolare attenzione alla gestualità, alla mimica, alle espressioni facciali, agli occhi, e alla postura.

    Uno dei lavori più interessanti fatti in questo ambito da Paul Ekman, uno dei più importanti psicologi del ventesimo secolo, è stata la classificazione delle tipologie gestuali e mimiche:

    1. Gesti illustratori – Sono i gesti che utilizziamo per illustrare quello di cui stiamo parlando. Se utilizzati correttamente possono migliorare notevolmente la qualità della nostra comunicazione.

    2. Gli emblemi – Rappresentano i gesti che hanno un significato univoco all’interno della nostra comunità. Un classico esempio è il gesto di OK fatto con la mano, valido quasi universalmente, fatta eccezione per Malta in cui assume un significato offensivo.

    3. I gesti di affect-display – Raggruppano diversi elementi come le espressioni facciali, la postura, e i movimenti degli arti.

    4. I gesti di adattamento – Sono gesti inconsci rappresentativi dello stato d’animo in cui ci si trova, ma relativamente personali.

    5. I gesti di regolazione – Sono gesti che utilizziamo inconsapevolmente per regolare, all’interno della conversazione, la presa della parola o il relativo passaggio al nostro interlocutore.

    Le espressioni facciali

    “Dopo le parole, è il volto a ricevere la gran parte delle attenzioni altrui, essendo il luogo preferenziale in cui si palesano le emozioni. Insieme alla voce, esso può dichiarare a colui che ascolta qual è lo stato d’animo di chi parla in relazione a quanto sta dicendo.”
    (Paul Ekman)

    Se ti è capitato di vedere la serie televisiva “Lie to me”, in cui un magistrale Tim Roth interpreta un esperto di comunicazione non verbale che mette le sue capacità al servizio della giustizia, devi sapere che è liberamente ispirata agli studi di Paul Ekman, che ne è stato direttore scientifico nella prima e nella seconda stagione.

    Ekman attraverso i suoi studi ha dimostrato che esistono sei categorie di espressioni facciali universali, ovvero uguali in tutto il mondo, associate ad altrettante emozioni:

    1. Disgusto – È una emozione legata a cose o situazioni che percepiamo come repellenti. L’espressione facciale è caratterizzata da naso arricciato, narici dilatate e labbro superiore alzato.

    2. Rabbia – Nasce a causa della violazione dei nostri diritti fondamentali, o per l’impossibilità di raggiungere obiettivi che riteniamo particolarmente importanti. L’espressione facciale è caratterizzata da sopracciglia unite e abbassate, palpebra superiore e inferiore sollevata, narici dilatate, labbra serrate e girate verso l’interno, mento sollevato o spinto in fuori

    3. Paura – È l’emozione che ci avvisa di un potenziale pericolo. L’espressione facciale è caratterizzata da sopracciglia sollevate ed unite, palpebra superiore alzata, palpebra inferiore tesa, bocca tirata verso i lati.

    4. Tristezza – È l’emozione della perdita di qualcosa o di qualcuno. L’espressione facciale è caratterizzata da angoli interni delle sopracciglia sollevati, palpebre cadenti, sguardo basso, guance sollevate verso l’alto, angoli della bocca rivolti verso il basso, e labbro inferiore spinto verso l’alto.

    5. Gioia/Felicità – Sono le emozioni testimoni della nostra felicità. L’espressione facciale è caratterizzata da rughe attorno agli occhi, palpebra superiore alzata, guance sollevate verso l’alto, sorriso.

    6. Sorpresa – È una emozione generata da una situazione inattesa. L’espressione facciale è molto simile a quella della paura con sopracciglia alzate, palpebre superiori sollevate, occhi spalancati, bocca aperta.

    Nel 1992 Ekman ampliò questo elenco di emozioni aggiungendo il disprezzo, che è l’unica espressione facciale asimmetrica caratterizzata dall’angolo della bocca sollevato verso un lato del viso, e molte altre (il divertimento, la contentezza, l’imbarazzo, l’eccitazione, la colpa, l’orgoglio dei propri successi, il sollievo, la soddisfazione, e la vergogna).

    Gli occhi

    “In quanto organi espressivi, gli occhi hanno un ruolo importante nel linguaggio del corpo. Uno sguardo è in grado di comunicare tanto significato che spesso giudichiamo le reazioni di una persona dagli occhi.”
    (Alexander Lowen)

    Una componente fondamentale del linguaggio del corpo è lo sguardo. Gli occhi sono stati oggetto di studio da parte di Richard Bandler, John Grinder, e Robert Dilts, fondatori della PNL, i quali sono arrivati a formulare alcune ipotesi sulle indicazioni oculari di accesso (EAC – Eye Accessing Cues):

    1. Gli occhi in alto a sinistra rappresentano ricordi relativi ad immagini già viste, e durante l’eloquio possono indicare verità. La classificazione data è Visivo Ricordato (VR).

    2. Gli occhi in alto a destra indicano la costruzione di immagini di fantasia o mai viste, e durante l’eloquio possono essere indice di menzogna. La classificazione data è Visivo Costruito (VC).

    3. Gli occhi sul lato sinistro segnalano ricordi relativi a suoni e parole noti. La classificazione data è Uditivo Ricordato (UR).

    4. Gli occhi sul lato destro manifestano la costruzione di suoni e parole. La classificazione data è Uditivo Costruito (UC).

    5. Gli occhi in basso a sinistra identificano una situazione di dialogo interiore. La classificazione data è Auditivo Digitale (AD).

    6. Gli occhi in basso a destra sono spesso associati a sensazioni corporee. La classificazione data è Cinestesico.

    La prevalenza di alcuni movimenti oculari identifica la modalità sensoriale – in PNL si parla di sistema rappresentazionale – del nostro interlocutore, ovvero i sensi che utilizza prevalentemente per interpretare il mondo che lo circonda:

    1. Un visivo sarà sollecitato maggiormente dalle immagini, e da una comunicazione ricca di termini che le evocano, come mettere a fuoco, osservare, evidenziare, mostrare.

    2. Un uditivo da termini come dire, ascoltare, armonizzare, affermare.

    3. Un cinestesico da termini quali contattare, afferrare, toccare con mano, verificare.

    4. Un auditivo digitale infine, poiché molto focalizzato sul proprio dialogo interiore, sarà più sensibile a termini come pensare, considerare, essere consapevole, comprendere.

    La testa

    “Un guerriero non può abbassare la testa, altrimenti perde di vista l’orizzonte dei suoi sogni.”
    (Paulo Coelho)

    I movimenti della testa sono un altro elemento estremamente importante per la lettura del linguaggio del corpo:

    1. Annuire con il capo segnala accordo e condivisione. Se questo gesto viene fatto partendo da una posizione in cui la testa si mantiene alta, indica attenzione e interesse in quello che stiamo dicendo. Scuotere la testa, al contrario, può indicare disaccordo.

    2. Inclinare la testa su un lato, soprattutto se il gesto è accompagnato da un sorriso, è un segnale di forte empatia. Esporre il collo indica fiducia.

    3. La testa in giù può segnalare sconfitta, disinteresse, delusione.

    4. Grattarsi la testa può indicare senso di imbarazzo.

    5. Toccarsi la fronte con il palmo della mano può indicare una forma di auto-rimprovero, e un dialogo interiore del tipo “Che stupido!”.

    La postura

    “I misteri dell’anima sono rivelati dai movimenti del corpo”
    (Michelangelo)

    La postura è un indicatore rappresentativo dello stato d’animo del nostro interlocutore:

    1. Il corpo eretto, soprattutto se accompagnato da gambe e braccia divaricate, indica sicurezza e dominanza.

    2. Il corpo curvato verso il basso e il capo chino manifestano tristezza.

    3. Il corpo eretto e rilassato che si inclina in avanti, alla ricerca di chi si ha davanti, è un segnale di simpatia e di interesse.

    4. Quando si è seduti, le gambe accavallate o incrociate possono segnalare chiusura e difesa.

    5. Per gli uomini sedersi a gambe larghe è un indice di sicurezza e, talvolta, una manifestazione di dominio sull’altro. Se in questa posizione i piedi non sono fermi, ma tendono a muoversi e a scalciare, possono segnalare aggressività o impazienza.

    Per essere credibili dobbiamo risultare congruenti con quello che diciamo, come lo diciamo, e i segnali emessi dal nostro corpo, e l’unico modo per ottenere questo risultato è avere argomenti in linea con le cose in cui crediamo.

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