Il linguaggio corporeo della leadership

    Il linguaggio corporeo della leadership
    • Aggiornato il: 10-09-2021

    Il linguaggio corporeo della leadership

    La stretta relazione che intercorre fra linguaggio del corpo, senso di potenza, autostima e leadership.

    “Non sorprende che le menti dei forti tendano ad essere più assertive, più sicure e più ottimiste. Sentono veramente di poter vincere anche in giochi di fortuna. Tendono anche ad essere capaci di pensare in modo più astratto […] Fisiologicamente ci sono differenze anche su due ormoni chiave: il testosterone, l’ormone della dominanza, ed il cortisolo, l’ormone dello stress.”
    (Amy Cuddy)

    La psicologa e docente statunitense Amy Cuddy, può essere considerata una delle massime esperte a livello mondiale di linguaggio del corpo applicato alle dinamiche di potere. Le sue ricerche spaziano in vari campi di studio, che includono l’antropologia, la psicologia e la neurologia, ed hanno ottenuto grande visibilità grazie ad una TED Conference del 2012 fra le più viste di tutti i tempi.

    Se è vero che la mente influenza il comportamento e la fisiologia, è altrettanto vero che, sfruttando opportunamente il corpo, possiamo plasmare la nostra personalità fino a trasformarla. Il linguaggio del corpo racconta una storia, e può farlo sotto il condizionamento della mente, oppure assumendo il ruolo del protagonista. Il modo di porsi non regala competenze ed abilità che non sono in nostro possesso, ma rende molto più semplice accedere al proprio potenziale, risultare più empatici ed aperti, stimolando creatività, coraggio e resilienza personale.

    Il senso di potenza e gli ormoni della leadership

    “Non saprai mai quanto sei forte, finché essere forte è l’unica scelta che hai.”
    (Bob Marley)

    La leadership è una abilità composita, che richiede una molteplicità di sotto-abilità di base. Una delle principali è il senso di potenza, inteso come una sana fiducia in sé che non sfocia in arroganza, ed è in grado di trasmettere sicurezza, empatia e fiducia nei confronti altrui. Il senso di potenza non condiziona solo l’accesso alle risorse cognitive ed emotive, ma anche a quelle fisiologiche, e lo fa attraverso l’alterazione dei livelli ormonali, ed in particolare del testosterone e del cortisolo.

    Il testosterone è un ormone steroideo definito come «ormone della dominanza». Gli studi sui babbuini condotti dal docente di Stanford Robert Sapolsky, hanno rilevato quanto la presenza in grandi quantità di questo ormone, aumenti la tendenza alla competizione per innalzare lo status sociale, e ne sia un vero e proprio indicatore. Il secondo ormone da considerare è il cortisolo, noto anche come «ormone dello stress». Prodotto dalla corteccia surrenale, raggiunge il livello di picco la mattina, agevolando il risveglio mattutino, per poi calare durante il resto della giornata. In presenza di fattori ansiogeni i livelli rimangono elevati, amplificando l’evitamento di tutto ciò che genera senso di minaccia. I ricercatori di neuroendocrinologia sociale Pranjal Mehta e Robert Josephs, ipotizzano che il cortisolo sia in grado di annullare gli effetti psicologici e comportamentali del testosterone, sabotando le funzioni esecutive del cervello.

    Dal punto di vista biochimico, un leader efficace presenta alti livelli di testosterone e bassi livelli di cortisolo. L’idea che un senso costante di pressione sia un aspetto fondamentale della leadership, è scientificamente falsa. Se così fosse, l’impatto sui livelli di cortisolo sarebbe tale da non permettere alcuna assunzione di responsabilità. I leader più potenti sentono di avere grande padronanza su quasi tutti gli aspetti della loro vita, ed è grazie questa percezione che risultano meno ansiosi e più calmi.

    Per approfondire: Fiducia in se stessi: come aumentare autostima e autoefficacia

    Il comportamento non verbale del potere

    “Poiché il corpo esprime chi siete, imprime negli altri l’immagine di quanto siete nel mondo.”
    (Alexander Lowen)

    In tutto il regno animale, la gestualità della dominanza è associata a posizioni che ampliano lo spazio occupato, alla postura eretta ed agli arti divaricati. Il senso di impotenza al contrario, ci fa rimpicciolire, le spalle si incurvano, il capo è chino, il petto si incava, e le espressioni facciali risultano inibite a causa della contrattura dei muscoli del volto. Le posizioni di dominanza comunicano fierezza, sicurezza, trionfo, e lo fanno non solo agli occhi degli altri, ma anche agli occhi del nostro cervello, che in risposta a tale condizionamento aumenta i livelli di testosterone diminuendo quelli del cortisolo.

    In uno studio pubblicato nel 2004 su Human Physiology, sono stati misurati gli effetti ormonali indotti dal mantenimento per tre minuti della posizione hatha yoga, detta anche posizione del cobra. Consiste nello sdraiarsi a pancia in giù, con le gambe ed i piedi tesi, le mani a terra all’altezza delle spalle, ed i gomiti piegati aderenti al tronco. Successivamente è richiesto di tendere le braccia, inarcando le spalle, il petto ed il ventre, con lo sguardo leggermente verso l’alto, analogamente ad un cobra che si rizza. I partecipanti allo studio che avevano assunto la posizione, presentavano in media un aumento del 16% del livello di testosterone, ed un calo dell’11% del livello di cortisolo.

    Fra le pose di potere proposte dalla Cuddy, ha avuto grande successo la posizione Wonder Woman, in onore del personaggio immaginario creato dallo psicologo William Moulton Marston e dal disegnatore Harry G. Peter. Si caratterizza per le gambe divaricate, la schiena eretta, la testa sollevata leggermente all’insù, le mani puntate sui fianchi ed i gomiti in fuori.

    Sviluppare il senso di potenza

    “Sii consapevole del tuo Linguaggio del Corpo. Diventa consapevole di ciò che i tuoi occhi, la tua bocca, la tua postura e le tue mani stano facendo (e comunicando!). Usa questi strumenti a tuo vantaggio.”
    (Richard J. Bowerman)

    Per sviluppare un maggiore senso di potenza sfruttando il linguaggio corporeo, il passo iniziale consiste nel prendere consapevolezza di quanto spesso utilizziamo pose d’impotenza. La capacità di accorgersi di questo particolare meccanismo di autosabotaggio, permette di contrastarlo adottando posture espansive, anche e soprattutto quando ci sentiamo insicuri. La postura influenza la percezione di sé ed il sistema comportamentale di approccio, elementi che possono favorire oppure ostacolare lo stato di presenza e la capacità di connettersi con gli altri.

    Nella pratica della quotidianità, i concetti visti sinora possono essere implementati attraverso tre fasi:

    1. Prepararsi con pose espansive. Poiché ogni giorno racchiude piccole o grandi sfide, sarebbe opportuno praticare qualche posa di espansione la mattina presto, integrando l’esercizio nella propria routine mattutina. Assumere tali posture per circa due minuti, predispone la mente ad affrontare la giornata con maggiore sicurezza e audacia.

    2. Mantenere una buona postura al momento della sfida. Assumere pose di potenza si rivela utile prima di affrontare una situazione impegnativa. Quando arriva il momento della sfida, è importante mantenere una postura eretta ed aperta, senza eccedere con un linguaggio del corpo che ostenti eccessivamente senso di potenza.

    Fra i gesti più discreti consigliati, rientrano il tenere le spalle indietro ed il torace aperto, la respirazione lenta e profonda, il mantenimento del mento sollevato, il tenere i piedi ben ancorati al suolo evitando le caviglie incrociate, adottando una gestualità aperta e cercando di rilassare i muscoli del collo, così da abbassare la voce al suo tono naturale.

    3. Occhio alla postura per tutto il giorno. Durante il corso della giornata, è fondamentale prestare attenzione a tutti gli stimoli che comportano l’assunzione di pose d’impotenza. Può essere utile creare dei promemoria posturali che ricordino di fare questa verifica, programmando degli alert sul cellulare, oppure coinvolgendo direttamente gli amici ed i colleghi più intimi, affinché facciano notare quando si comincia a chiudersi e rimpicciolirsi. Si potrebbe inoltre valutare l’acquisto di uno dei tanti dispositivi portatili di monitoraggio della postura disponibili sul mercato.

    Per approfondire: Amy Cuddy: Il vostro linguaggio corporeo determina chi siete

    Risorsa Consigliata

    Il potere emotivo dei gesti. Presenza, autostima, sicurezza: usa il linguaggio del corpo per affrontare le sfide più difficili (Amy Cuddy)

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