Il ciclo del successo

    Il ciclo del successo
    • Aggiornato il: 05-08-2019

    Il ciclo del successo

    Le fasi che caratterizzano il ciclo del successo: cosa sono e come utilizzarle per vivere una vita di qualità.

    “Il successo è fare quello che hai voglia di fare, quando hai voglia di farlo, dove hai voglia di farlo, con chi hai voglia di farlo, nella quantità che ti piace.”
    (Anthony Robbins)

    L’aforisma di Robbins con cui ho deciso di aprire questo articolo, esprime perfettamente la mia idea di successo: raggiungere la libertà di soddisfare i propri bisogni quando si vuole, dove si vuole, con chi si vuole, per il tempo desiderato.

    Il denaro è la moneta comunemente utilizzata per misurare il livello di successo, ma questa correlazione è il classico esempio di falsa credenza collettiva. Quando al raduno annuale all’Endicott House del MIT, presenziato da ricchi imprenditori che potrebbero tranquillamente smettere di lavorare per il resto della loro vita, fu chiesto se i loro successi li facessero sentire realizzati, solo il 20% dei partecipanti alzò la mano. Uno studio più scientifico fatto su un campione rappresentativo della popolazione americana, ha provato a teorizzare la soglia oltre la quale il denaro non incide più sul livello di felicità come:

    Soglia di povertà + 1000$.

    Sfatato il mito del denaro come indicatore di successo, possiamo concentrarci su una idea più articolata di successo utilizzando come riferimento il ciclo a 4 fasi che lo caratterizza:

    1. Il sistema di credenze (Cosa penso di poter fare)

    “Quello che possiamo o non possiamo fare,
    cosa riteniamo possibile o impossibile
    è raramente in funzione delle nostre risorse.
    Spesso è in funzione delle convinzioni su chi pensiamo di essere.”
    (Albert Camus)

    Sin dalla nascita, tutte le esperienze di vita contribuiscono alla creazione ed al consolidamento del sistema di credenze, quell’insieme di convinzioni che ci permette di giudicare cosa è giusto, sbagliato, piacevole, doloroso, divertente, sfidante, noioso e soprattutto… fattibile. Possiamo classificarle in tre categorie:

    Credenze su di sé: rappresentano l’idea che abbiamo di noi stessi e sono strettamente correlate alla nostra identità ed al livello di autostima ed autoefficacia.

    Per approfondire:Fiducia in se stessi: come aumentare autostima ed autoefficacia

    Credenze sugli altri: sono indicative del livello di fiducia che abbiamo negli altri e delle regole che utilizziamo per interpretare i comportamenti altrui. Poiché queste regole sono diverse da persona a persona, diventa molto facile cadere in equivoci e fraintendimenti che generano conflitti personali. Sviluppare empatia e capacità di entrare in sintonia con gli altri, significa proprio utilizzare le regole altrui per interpretarne i comportamenti.

    Per approfondire:Empatia: la base portante delle nostre abilità sociali

    Credenze collettive: sono credenze che derivano dai luoghi comuni e dal passa parola. Si pensi a quanto velocemente una fake news può essere presa sul serio e modificare il nostro giudizio attraverso un potente effetto persuasivo, figlio del principio di riprova sociale.

    Per approfondire:Il principio di riprova sociale

    Per ognuna di queste categorie le credenze possono essere ulteriormente suddivise in conscie/inconscie e limitanti/potenzianti. Le credenze inconscie rappresentano l’insieme delle cose in cui crediamo senza esserne consapevoli. Le credenze limitanti sono false convinzioni che diventano certezze acquisite. Sono in grado di limitare l’accesso al nostro potenziale personale, rendendoci schiavi di una visione distorta della realtà che non farà altro che confermare tali credenze.

    2. Il potenziale personale (Cosa potrei fare)

    “Se ce la metto tutta, non posso perdere. Forse non vincerò una medaglia d’oro, ma sicuramente vinco la mia battaglia personale. È tutto qui.”
    (Pietro Trabucchi)

    Se le credenze esprimono quello che pensiamo di poter fare e condizionano direttamente la nostra percezione della realtà, a sua volta la realtà percepita determina l’efficacia di utilizzo del potenziale personale, che normalmente è molto superiore a quello che crediamo.

    Se penso di non poter fare una cosa, mi comporterò di conseguenza evitando di farla, oppure la farò adottando un atteggiamento mentale che mi porterà a farla male. È quello che in sociologia viene definito con il termine della “profezia che si autoavvera”, uno schema mentale che ci spinge a fallire perché siamo convinti che falliremo.

    La cosa non funziona al contrario! Non è sufficiente pensare di essere in grado di fare una cosa per portarla a termine con successo, ma è comunque una condizione necessaria. La neuroscienziata Gabriele Oettingen ha fatto numerosi studi sul pensiero positivo, rilevando come effetto principale sul lungo periodo un calo di motivazione causato dall’appagamento generato anche solo dall’idea di aver raggiunto con successo il proprio obiettivo. La soluzione che è stata elaborata come risultato di questi studi è WOOP, una strategia per il raggiungimento di obiettivi che richiede una profonda sinergia fra il crederci fortemente, la consapevolezza degli ostacoli che bisognerà affrontare e la definizione delle azioni correttive che permetteranno di gestire tali ostacoli.

    Per approfondire: WOOP (Wish Outcome Obstacle Plan)

    3. Azioni e comportamenti (Cosa faccio)

    “Le convinzioni determinano le azioni. Le azioni determinano i risultati che ottieni e i risultati determinano le convinzioni che crei.”
    (Richard Bandler)

    Qual è una delle poche cose su cui abbiamo il controllo? Non le nostre emozioni e non i nostri pensieri, possiamo limitarne il condizionamento, ma per come è strutturato il nostro cervello non possiamo controllarli (leggi qui se non sei convinto). L’unica cosa su cui abbiamo il controllo sono le nostre azioni, la cui qualità dipende da quanto efficientemente sfruttiamo il potenziale personale.

    Ricapitoliamo:

    a) Il sistema di credenze condiziona la nostra percezione della realtà.
    b) La realtà percepita condiziona l’accesso al potenziale personale.
    c) L’efficacia con cui utilizziamo il potenziale personale determina la qualità delle nostre azioni, o per essere più precisi dei nostri comportamenti, includendo così anche il non agire, che è uno dei comportamenti più limitanti che ci condizionano.

    Per chiudere il ciclo non rimane che parlare di risultati, ciò che otteniamo grazie all’efficacia delle nostre azioni (componente interna), condizionato dagli eventi che non rientrano nella nostra sfera di influenza (componente esterna).

    4. Risultati (Cosa ottengo)

    “Il grande errore consiste nel voler anticipare il risultato dell’impegno; non dovreste preoccuparvi di come finirà, lasciate solo che la natura faccia il suo corso, ed i vostri strumenti colpiranno al momento giusto.”
    (Bruce Lee)

    I risultati che otteniamo sono rappresentativi del nostro sistema di credenze e tenderanno a rinforzarle in un ciclo che potrà essere virtuoso, oppure condizionare in negativo tutta la nostra vita.

    Se credo di essere un perdente, mi percepirò come perdente, mi comporterò come un perdente, otterrò i risultati di un perdente e la credenza di essere un perdente si rinforzerà ancor di più. Se sono profondamente convinto di essere un vincente e sono dotato di chiarezza e visione coerenti con i miei valori più importanti, non diventerò automaticamente una persona realizzata, ma creerò le basi per sfruttare con efficacia il ciclo del successo e raggiungere quel particolare stato di soddisfazione e di benessere psicofisico che chiamiamo felicità.

    Per approfondire: Come essere felici: una strategia in 8 passi

    Come rendere efficace il ciclo del successo?

    “Cercate ardentemente di scoprire cosa siete chiamati a fare, e poi mettetevi a farlo appassionatamente. Siate comunque sempre il meglio di qualsiasi cosa siate.”
    (Martin Luther King)

    Diventare una persona realizzata è molto meno complicato di quanto si possa immaginare. Chiarito lo schema che caratterizza le fasi del ciclo del successo, si tratta di migliorarle attraverso:

    1. Scopo – Lo scopo è tutto ciò che risponde alla domanda:

    “Perché fai quel che fai?”

    La psicologia umanistica ci dice che facciamo quel che facciamo per soddisfare alcuni bisogni fondamentali che caratterizzano tutti gli esseri umani, come il bisogno di sicurezza, di importanza, di crescita, di amore, di contribuire… Sviluppare una maggiore consapevolezza di questi bisogni e dei mezzi che utilizziamo per soddisfarli, ti permetterà di avere una visione più chiara di ciò che da un senso alla tua vita.

    Per approfondire: La piramide di Maslow e i 6 bisogni umani

    2. Valori Guida – Esiste una classe particolarmente importante di credenze, rappresentativa di quell’insieme di valori in grado di dare una direzione alla nostra esistenza e di ispirare i nostri comportamenti. Diventarne più consapevoli è un passo fondamentale del successo personale.

    “Quali sono i valori che danno un senso alla tua vita?”

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    Per approfondire: I valori guida

    3. Reframing – Il modo migliore per riconoscere e liberarsi delle credenze che condizionano negativamente la qualità della nostra vita, consiste nell’allenare la capacità di osservare le cose da prospettive diverse, sviluppando quella flessibilità mentale capace di sostituire le credenze limitanti con nuove credenze più coerenti e funzionali al raggiungimento dei nostri obiettivi.

    “Immagina l’insieme delle esperienze passate, presenti o future che maggiormente ti spaventano o ti limitano. Descrivi per ognuna almeno tre aspetti positivi che le caratterizzano.”

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    Per approfondire:Reframing: tutto è relativo

    4. Defusione – Al passo 2 ti ho detto una piccola bugia. La nostra mente non nasce programmata per il successo o la felicità, il suo compito primario è la sopravvivenza. Se, come afferma Russ Harris, circa l’80% dei nostri pensieri ha qualche contenuto negativo, diventa praticamente impossibile liberarsi di tutte le credenze limitanti che alimentano questi pensieri. L’unica strategia vincente è cambiare il rapporto che instauriamo con i nostri pensieri, così da limitarne il condizionamento. Una tecnica che permette di ottenere questo risultato e ti consiglio di approfondire è la defusione cognitiva.

    Per approfondire:La defusione cognitiva

    5. Il punto della situazione – Immagina di dover saltare un ostacolo in una situazione di equilibrio precario. La prima cosa da fare è cercare un punto di appoggio stabile da cui spiccare il salto. Questo punto d’appoggio è l’analisi della tua attuale situazione di vita, senza la quale i progetti e gli obiettivi futuri non avranno una base stabile su cui appoggiarsi. Per fare il punto puoi utilizzare la ruota della vita, un test molto utilizzato in PNL e nel coaching.

    Per approfondire:la ruota della vita

    6. Obiettivi – Una volta identificato un “perché” forte, sviluppate le capacità di reframing e defusione, e fatto il punto della situazione, saremo pronti per definire con estrema chiarezza quello che vogliamo diventare e quello che vogliamo ottenere dalla vita. Solo in questa fase possiamo ragionare in termini di obiettivi e di risultati da raggiungere.

    “Ripensa ai tuoi valori e descrivi brevemente cosa vuoi ottenere relativamente ai seguenti obiettivi di vita:”

    – Famiglia e vita sociale

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    – Crescita personale

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    – Salute e benessere

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    – Casa e lavoro

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    – Gioia e felicità

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    Per approfondire:Come raggiungere un obiettivo con successo

    7. Perseveranza – I risultati che otteniamo sono lo specchio della qualità delle nostre azioni e si alimentano della capacità di perseverare, di non abbattersi davanti alle difficoltà, di trovare soluzioni ai problemi che inevitabilmente la vita ci pone di fronte, in un contesto di continuo cambiamento che richiede grandi capacità di adattamento.

    “Qual è la più piccola azione che potresti fare a partire da adesso per raggiungere i tuoi obiettivi?”

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    Per approfondire:L’arte della perseveranza

    Adesso non resta che cominciare il viaggio alla ricerca di un successo personale che ti regalerà la consapevolezza di aver vissuto nel modo migliore un dono prezioso come la vita, senza dimenticare quanto era solito affermare Mandela: “Ciò che conta nella vita non è semplicemente il fatto che l’abbiamo vissuta. È il modo in cui abbiamo fatto la differenza nella vita degli altri a determinare il significato della vita che conduciamo.”

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