I passi del cambiamento

    I passi del cambiamento
    • Aggiornato il: 15-12-2019

    I passi del cambiamento

    Il ciclo emotivo del cambiamento personale ed i passi per gestire con efficacia i processi di cambiamento indotti.

    “Quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.”
    (Lao Tzu)

    Una delle poche certezze della vita, è che il cambiamento è inevitabile. Possiamo tentare di contrastarlo e resistere, oppure accettarlo come parte integrante della nostra esistenza e sfruttarlo come una grande occasione di crescita.

    In una società in continua evoluzione, perdere la sfida del cambiamento significa aggrapparsi a vecchi schemi mentali che non funzionano più, alimentando paure e frustrazione nelle diverse aree che caratterizzano la nostra vita: lavoro, relazioni, realizzazione personale…

    Gli schemi mentali che abbiamo acquisito nel corso degli anni ci regalano sicurezza, e lo fanno a prescindere dalla loro efficacia. Metterli in discussione significa lasciare andare un po’ di sicurezza nell’attesa di consolidare nuovi schemi più funzionali ai nostri obiettivi, ecco perché il cambiamento genera sempre grandi resistenze, soprattutto a livello inconscio.

    Il Ciclo Emotivo del Cambiamento

    “Sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo.”
    (Mahatma Gandhi)

    Il cambiamento più semplice da affrontare è quello che nasce da una decisione libera e consapevole. Don Kelley e Daryl Conner, ricercatori americani famosi per i loro studi sul cambiamento personale volontario, hanno elaborato un modello a 5 fasi – il ciclo emotivo del cambiamento – nel quale descrivono la sequenza di stati d’animo che ci caratterizzano quando dobbiamo affrontare un cambiamento:

    1. Ottimismo Ingiustificato – Rappresenta la fase dell’entusiasmo iniziale. Abbiamo idealizzato il nostro obiettivo, siamo carichi di energia e partiamo come se dovessimo affrontare una gara sui 100 metri, quando in realtà il percorso da coprire è quello di una maratona.

    2. Pessimismo Giustificato – Abbiamo bruciato in un attimo i primi 100 metri e ci sentiamo privi di energie, nonostante il traguardo sia ancora estremamente lontano. Questa è la prima fase di blocco del ciclo emotivo del cambiamento, quella che determina circa il 90% di abbandono.

    3. Realismo – Coloro che riescono a superare la fase del pessimismo giustificato, iniziano a vedere il cambiamento in maniera più oggettiva. Diventano più consapevoli degli ostacoli che dovranno affrontare ed iniziano ad elaborare le strategie che permetteranno loro di superarli con successo.

    4. Ottimismo Giustificato – Abbiamo messo in atto il nostro piano di azione, iniziamo ad avere qualche piccolo risultato ed un primo riscontro sull’efficacia della strategia adottata che ci regala nuova motivazione e stimoli per raggiungere il traguardo successivo.

    5. Conclusione – Il cambiamento è diventato parte di noi, un’abitudine, il che significa che lo applichiamo con estrema naturalezza e senza alcuna fatica.

    Il cambiamento personale indotto

    “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.”
    (Charles Darwin)

    Non sempre cambiare è una libera scelta. Negli ultimi anni il cambiamento è diventato l’elemento che maggiormente contraddistingue la società moderna, e la capacità di adattarsi rapidamente alla trasformazione del mondo che ci circonda è una delle abilità che può fare una grande differenza sulla qualità della nostra vita.

    Quando dobbiamo affrontare un cambiamento che non è volontario, generiamo automaticamente resistenza. La resistenza al cambiamento è una diretta conseguenza del significato che attribuiamo a questo termine, per la maggior parte delle persone “cambiare” significa doversi avventurare in situazioni sconosciute, uscire dalla propria zona di comfort e sviluppare blocchi che si manifestano attraverso:

    1. Il rifiuto“Ho sempre fatto così”.
    2. Il rinvio“Adesso non ho tempo”.
    3. L’indecisione“Devo riflettere sul fatto che sia la cosa giusta”.
    4. Il sabotaggio nascosto“Occhio non vede, cuore non duole”.
    5. La regressione“Perché rischiare?”.

    La strategia migliore per gestire con efficacia il processo di adattamento al cambiamento prevede 3 passi:

    1. Accettare il cambiamento

    “Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti.”
    (Eraclito)

    Accettare il cambiamento ha come effetto primario quello di sbloccare la nostra mente e predisporla alla ricerca della strategia più corretta da utilizzare per affrontarlo.

    Attraverso l’accettazione creiamo le condizioni necessarie per diventare parte attiva del processo di cambiamento e utilizzarlo come risorsa per migliorare la qualità della nostra vita.

    Per costruire la motivazione necessaria a far diventare il cambiamento una componente fondamentale della tua vita ricorda che:

    1. Il cambiamento è una cosa che non puoi controllare, prima lo accetti e prima riuscirai a viverlo serenamente.

    2. Per crescere è necessario cambiare. Tutto in natura cambia ed evolve, e ciò che non cambia inevitabilmente muore.

    3. Scegliere autonomamente di cambiare prima di essere costretto a farlo, ti permetterà di affrontare la vita con maggiore serenità.

    2. Progredire nel cambiamento

    “Il cambiamento è inevitabile, la crescita personale è una scelta.”
    (Bob Proctor)

    Sviluppare la capacità di progredire nell’ambito del cambiamento, significa trasformarlo in una grande opportunità di crescita. Questo risultato può essere agevolato attraverso un processo a quattro fasi:

    1. Focus e motivazione – Focalizzati sugli aspetti positivi:

    “Cosa posso imparare?
    “Quali opportunità presenta?”

    2. Talenti e crescita – Identifica le capacità che ti permetteranno di affrontarlo con successo:

    “Quali sono le qualità ed i talenti che mi permetteranno di sfruttare al meglio questa situazione?”

    3. Ostacoli e benefici – Crea il tuo piano d’azione:

    “Quali ostacoli dovrò superare?”
    “Quali strategie utilizzerò?“
    “Quali benefici posso ottenere?”

    4. Modellamento – Ispirati a dei modelli di riferimento:

    “Cosa farebbero le persone che ritengo essere in grado di gestire brillantemente questa situazione?”

    3. Guidare il cambiamento

    “Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle.”
    (Denis Waitley)

    Se dobbiamo affrontare il cambiamento in un ambito che non è prettamente individuale, ma che coinvolge una organizzazione di persone, diventa estremamente importante sviluppare la capacità di guidare questo cambiamento.

    John Kotter, uno dei maggiori esperti di change management e autore del libro Leading Change, ha elaborato un modello estremamente efficace per guidare il cambiamento all’interno di organizzazioni complesse. Il modello è caratterizzato da otto fasi:

    1. Create (Sense of Urgency) – Richiede di creare un clima di urgenza intorno ad una specifica esigenza di cambiamento.

    Per ottenere questo primo e importante obiettivo è necessario:

    – sottolineare i pericoli che si corrono se non si cambia;
    – illustrare gli scenari futuri e le opportunità che si otterranno grazie al cambiamento;
    – gestire un confronto all’interno dell’organizzazione e aprirsi all’analisi critica.

    2. Build (Guiding Coalition) – Consiste nel costruire una squadra consapevole dei rischi e delle opportunità che presentano gli obiettivi che si intendono perseguire. Le persone selezionate dovranno:

    – essere in grado di influenzare e guidare le altre risorse appartenenti all’organizzazione;
    – coprire tutti i livelli gerarchici e tutte le aree di competenza interessate dai nuovi obiettivi;
    – avere un elevato coinvolgimento emozionale.

    3. Form (Strategic Vision & Initiatives) – Richiede di elaborare la visione strategica e le iniziative che dovranno generare la volontà di cambiare. Sarà necessario:

    – sviluppare i valori e le motivazioni che guideranno il cambiamento;
    – identificare rischi, costi e benefici;
    – individuare le risorse necessarie;
    – considerare tutte le critiche costruttive che emergono all’interno dell’organizzazione;
    – definire una strategia ed un piano per la gestione delle diverse fasi di progetto;
    – inserire all’interno del piano di progetto dei traguardi intermedi facilmente misurabili (milestones);
    – organizzare le responsabilità dei vari attori coinvolti;
    – privilegiare inizialmente le aree che presentano una maggiore propensione al cambiamento;
    – mantenere le cose semplici e brevi (KISS – Keep It Simple and Short);

    4. Enlist (Volunteer Army) – Consiste nel condividere e comunicare la nuova visione. Una delle regole fondamentali del change management è l’impossibilità di cambiare la cultura presente all’interno di una organizzazione se non si condividono in maniera chiara i nuovi obiettivi, e non si convincono le persone che il cambiamento è necessario.

    5. Enable (Action By Removing Barriers) – Richiede di identificare e gestire i potenziali ostacoli che si incontreranno durante il cammino. Uno dei principali sarà la resistenza al cambiamento, che molte persone faranno emergere attraverso:

    – difesa degli interessi personali;
    – ansia sul futuro che li aspetta;
    – disinteresse nel supportare il cambiamento;
    – critiche distruttive e azioni di sabotaggio.

    6. Generate (Short Term Wins) – Consiste nel pianificare degli incontri in cui festeggiare i piccoli traguardi raggiunti. In questo modo si manterrà viva la motivazione e si tenderà a smorzare la forza delle resistenze interne.

    Un altro aspetto importante di questa fase è la capacità di ricompensare coloro che maggiormente hanno contribuito al raggiungimento di questi risultati, creando un contesto fortemente meritocratico.

    7. Sustain (Acceleration) – Si caratterizza per una prima parte di consolidamento, nella quale è necessario rielaborare gli obiettivi raggiunti consolidando i risultati ottenuti, e identificando gli aspetti che è necessario migliorare. La seconda parte richiede di creare nuovi obiettivi al fine di accelerare il processo di cambiamento e fornire nuovi stimoli.

    8. Institute (Change) – Consiste nel far diventare il cambiamento ottenuto parte integrante della cultura dell’organizzazione.

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