Gioia di vivere: i consigli di due premi Nobel per la Pace

    gioia di vivere
    • Aggiornato il: 31-05-2024

    Gioia di vivere: i consigli di due premi Nobel per la Pace

    Gli 8 pilastri che caratterizzano la gioia di vivere, suggeriti dal Dalai Lama Tenzin Gyatso e dall’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu.

    “Siamo creature fragili, ed è proprio grazie a questa fragilità, e non ha dispetto di essa, che scopriamo la possibilità della vera gioia.”
    (Desmond Tutu)

    Nel bestseller Il libro della gioia, il quattordicesimo Dalai Lama Tenzin Gyatso e l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu danno vita a un intenso dialogo sulla gioia di vivere.

    Ispirati dal profondo amore per l’umanità nella sua interezza, i due premi Nobel per la Pace illustrano le strategie più efficaci per rendere il sentimento della gioia una componente integrante della propria vita, anche di fronte alle situazioni più ostiche che inevitabilmente caratterizzano l’esistenza di ognuno di noi.

    Dall’incontro fra i due maestri spirituali emergono gli 8 pilastri della gioia, quattro relativi alla gioia della mente (prospettiva, umiltà, umorismo e accettazione) e quattro relativi alla gioia del cuore (perdono, gratitudine, compassione e generosità).

    Prospettiva

    “A distinguere gli individui superiori è la capacità di vedere il quadro generale, di riconoscere i modelli significativi in mezzo alla massa di informazioni e di avere una visione lungimirante.”
    (Daniel Goleman)

    Il primo pilastro della mente, la prospettiva, sottolinea l’importanza di adottare una visione più ampia, consapevole ed ottimista nei confronti delle sfide della vita. La gioia di vivere si nutre di ciò che per noi risulta significativo, ed è qualcosa che è possibile trovare anche nelle situazioni più difficili, poiché la costruzione della propria realtà dipende direttamente da ciò su cui si focalizza l’attenzione e dal tipo di narrazione che caratterizza la nostra mente.

    La sofferenza è un elemento che, anche se in misura diversa, coinvolge l’intera umanità. Comprendere che tutti gli esseri viventi sono connessi da questo particolare stato dell’anima è la base per sviluppare un atteggiamento mentale orientato alla consapevolezza, all’empatia ed alla connessione.

    La prospettiva può essere coltivata dedicando alcuni momenti della giornata alla pratica della gratitudine, all’accettazione di ciò che non possiamo controllare direttamente, e all’amore altruista, un atteggiamento nei confronti del mondo che ci circonda, che consente di soddisfare uno dei bisogni più elevati dell’essere umano: il bisogno di contribuire.

    Per approfondire: Il bisogno di contribuire

    Umiltà

    “L’esperienza ha poco da insegnare se non viene vissuta con umiltà.”
    (Michelangelo)

    Il secondo pilastro della mente, l’umiltà, è strettamente correlato all’amore altruista, poiché consente di costruire relazioni significative, sviluppando di una prospettiva di vita più equilibrata.

    Essere umili significa accogliere le proprie debolezze ed accettare la propria umanità senza arroganza o presunzione, un atteggiamento verso il proprio sé che consente di sviluppare una profonda empatia verso gli altri. L’umiltà è anche legata ad un atteggiamento mentale che manifesta la volontà di imparare dagli altri, in quanto la crescita personale è un processo continuo che si alimenta, anche e soprattutto, attraverso le relazioni sociali.

    Umiltà e timidezza non sono da confondere. Se la timidezza coinvolge la paura di non essere all’altezza della situazione, l’umiltà riguarda il celebrare le qualità degli altri mantenendo una fiducia in sé equilibrata e consapevole.

    Per approfondire: Fiducia in sé: come aumentare autostima e autoefficacia

    Umorismo

    “Vivere nel mondo come non fosse il mondo, rispettare la legge e stare tuttavia al di sopra della legge, possedere come se non si possedesse, rinunciare come se non si fosse in rinuncia: tutte queste esperienze di un’altra saggezza di vita si possono realizzare solo con l’umorismo.”
    (Herman Hesse)

    Il terzo pilastro della mente, l’umorismo, è descritto come uno degli strumenti essenziali per coltivare la gioia di vivere. Affrontare le difficoltà della vita con leggerezza, significa sviluppare la capacità di sorridere anche di fronte alle avversità, un atteggiamento mentale che non ha nulla a che vedere con il minimizzare un problema o lo sminuire gli altri. È il tipo di umorismo che consente di riconoscere e sorridere delle nostre vulnerabilità e fragilità condivise.

    Il Dalai Lama e l’Arcivescovo Desmond Tutu, sottolineano l’importanza di utilizzare l’umorismo per creare una visione dei problemi che consenta di accoglierli con lucida serenità, ricercando il lato divertente anche nelle situazioni difficili, per creare una prospettiva più equilibrata e ridurre i livelli di stress.

    Questa forma mentis ha un impatto diretto anche sulla qualità delle relazioni. Agevola la condivisione di momenti divertenti, consente di creare legami più solidi limitando le tensioni sociali, ed è l’antidoto perfetto alla rigidità mentale, consentendo di sviluppare quello che la psicologa sudafricana Susan David definisce con il termine flessibilità cognitiva, la capacità di: «essere flessibili riguardo ai pensieri e ai sentimenti, per rispondere in maniera ottimale alle situazioni della quotidianità».

    Per approfondire: 10 consigli pratici per ritrovare il buonumore

    Accettazione

    “Se accetto pienamente il mio stato, troverò la pace. Non mi lamento del fatto che dovrei essere più santo, più bello, più puro rispetto a quello che sono ora. Quando sono bianco, sono bianco, quando sono nero, sono nero, punto e basta. Questo atteggiamento non impedisce che continui a lavorare su di me per poter diventare uno strumento migliore; l’accettazione di sé non limita le aspirazioni, al contrario, le nutre. Perché ogni miglioramento partirà sempre da ciò che si è realmente.”
    (Alejandro Jodorowsky)

    Il quarto pilastro della mente, l’accettazione, riguarda la capacità di accogliere la sofferenza come una presenza inevitabile dell’esistenza umana, una pratica che è l’esatto opposto della rassegnazione passiva. Significa accettare con consapevolezza ciò che non possiamo controllare direttamente, sviluppando al tempo stesso delle strategie che consentano di gestire con maggiore efficacia la situazione.

    Invece di fuggire da tutto ciò che crea disagio, una forma di evitamento che uccide la gioia di vivere, l’accettazione diventa lo strumento più potente per affrontarlo e trasformarlo in qualcosa di positivo. Una componente fondamentale dell’accettazione riguarda l’accettazione di sé, la capacità di riconoscere la propria umanità con le sue imperfezioni e le sue debolezze, per trattarsi con gentilezza e compassione.

    Il miglior modo per praticare l’accettazione consiste nel coltivare la presenza, ed in questo la pratica della mindfulness può essere di grande aiuto. Vivere nel qui ed ora allontana la tendenza della mente a rimuginare sul passato, a preoccuparsi eccessivamente del futuro e a controllare ogni aspetto della vita. Permette di adottare un atteggiamento mentale e spirituale che consente di navigare attraverso la vita con una grande pace interiore.

    Per approfondire: Il potere dell’accettazione

    Perdono

    “Il perdono libera l’anima e cancella la paura.”
    (Nelson Mandela)

    Il primo pilastro del cuore, il perdono, è uno degli strumenti più potenti per liberarsi dal rancore e dal risentimento, sentimenti negativi che rappresentano i principali nemici della gioia di vivere, soprattutto quando perdurano per lunghi periodi.

    Il perdono apre la strada alla liberazione e alla guarigione, implica il riconoscimento dell’umanità negli altri, e consente di creare una prospettiva nella quale accettare che chiunque può commettere errori, ed è fondamentale concedere una possibilità di redenzione.

    I passi che consentono di integrare la pratica del perdono nella propria quotidianità riguardano l’esprimere con gentilezza i propri sentimenti, imbastendo una conversazione sincera verso chi vi ha ferito, e l’impegno nel comprendere la prospettiva altrui individuando le condizioni che possono aver portato a determinate azioni. Questo atteggiamento non implica il giustificare automaticamente i comportamenti negativi, ma aiuta lo sviluppo di una migliore attitudine alla comprensione e all’empatia.

    Per approfondire: Empatia: la base portante delle nostre abilità sociali

    Gratitudine

    “Dovremmo ringraziare per il fatto che la vita non sempre ci dà ciò che chiediamo.”
    (Oscar Wilde)

    Il secondo pilastro del cuore, la gratitudine, sottolinea l’importanza di non dare per scontate le piccole gioie, le benedizioni quotidiane e tutto ciò che consideriamo acquisito. Ogni momento è un dono, è può essere vissuto coltivando tutte le possibili opportunità che contiene.

    L’esercizio della gratitudine rappresenta uno strumento di guarigione emotiva particolarmente efficace. Contribuisce attivamente a superare il dolore, promuove la crescita personale, alimentando sentimenti gioia e connessione con gli altri. Strettamente correlata alla prospettiva con cui osserviamo il mondo, la gratitudine influenza positivamente la propria percezione delle circostanze, anche e soprattutto quando ci si trova in una situazione di difficoltà.

    Il suggerimento è quello di compilare quotidianamente un diario su cui annotare le piccole cose per cui si è grati, perché non è la felicità a renderci grati, ma la gratitudine a renderci felici. Il diario della gratitudine è uno strumento semplice e potente. Iniziate con il focalizzarvi su tutto ciò che è positivo nella vostra vita in termini di relazioni, realizzazioni personali, piccoli momenti di gioia e piccole cose quotidiane per le quali siete grati.

    Stabilite una routine quotidiana per la sua compilazione. Alcune persone preferiscono scriverlo al mattino per iniziare la giornata con un atteggiamento positivo, mentre altre lo fanno alla sera per utilizzarlo come strumento di riflessione sulla giornata appena trascorsa. Cercate di essere specifici, evitando di annotare cose troppo generiche, indicando nel dettaglio che cosa vi ha regalato gioia e per cosa vi sentite grati, ricordando che la gratitudine non si limita alle grandi realizzazioni o agli eventi significativi, ma si alimenta con le piccole cose quotidiane che spesso diamo per scontate.

    Per approfondire: Gratitudine: il segreto della felicità

    Compassione

    “Credo profondamente che la compassione sia la strada non solo per l’evoluzione del pieno potenziale umano, ma anche per la sopravvivenza stessa degli uomini, dal concepimento alla nascita, alla crescita. Per questo dico che gentilezza e compassione sono la mia religione. Non c’è bisogno di filosofie complicate e nemmeno di templi. Il cuore è il nostro tempio.”
    (Dalai Lama)

    Il terzo pilastro del cuore, la compassione, implica la capacità di rispondere al dolore con una risposta attiva e altruistica. La compassione comincia con il saper comprendere i propri sentimenti e quelli altrui, una abilità che consente di riconoscere la sofferenza e le difficoltà, che si tratti di situazioni personali, relazioni, o sfide più ampie e universali che coinvolgano l’intera umanità.

    Dalla consapevolezza emotiva nascono l’empatia e il desiderio di alleviare il dolore altrui. Chi è compassionevole cerca attivamente di contribuire al benessere degli altri, alleviandone le sofferenze per quanto è possibile, promuovendo la connessione umana e contribuendo alla creazione di legami emotivi che favoriscano il senso di comunità e di solidarietà.

    La compassione include anche la capacità di essere compassionevoli verso se stessi, un fattore fondamentale della gioia di vivere. Gli autori enfatizzano l’importanza di accettare la propria umanità, con tutte le imperfezioni e i fallimenti che possono accompagnare la nostra esistenza.

    Praticare la compassione con il proprio sé, non significa diventare autoindulgenti o evitare ogni forma di responsabilità. L’obiettivo consiste nel riconoscimento e nell’accettazione degli errori, per imparare da essi e adottare comportamenti più adeguati per il futuro. Numerose ricerche hanno dimostrato quanto l’autocompassione sia associata a una migliore salute mentale, alla riduzione dell’ansia, a maggiore resilienza e ad una migliore capacità di affrontare lo stress, in quanto fornisce un modo più sano di affrontare le sfide personali, promuovendo una relazione più amorevole e gentile con se stessi.

    Per approfondire: Self-Compassion: come stare bene con se stessi

    Generosità

    “Il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere.”
    (Albert Einstein)

    Il quarto pilastro del cuore, la generosità, è una delle fonti primarie di gioia, ed è benefica sia per chi la riceve, ma anche per chi la fornisce.

    Dare con un cuore aperto e senza aspettative, contribuisce al senso di soddisfazione, significatività della vita e realizzazione personale, molto più di quanto possano fare i piaceri materiali. Non deve sorprendere che dei quattro circuiti cerebrali che governano il benessere mentale a lungo termine, uno sia totalmente dedicato al bisogno di contribuire ed alla generosità.

    Quando si è compassionevoli, si diventa naturalmente più inclini a essere generosi e ad agire per il bene degli altri senza aspettarsi nulla in cambio, un antidoto naturale all’avidità, uno dei fattori che contribuiscono maggiormente alla sofferenza umana.

    La generosità non si limita alle donazioni materiali, e può manifestarsi attraverso piccoli atti di gentilezza, comprensione e supporto emotivo, gesti di bontà quotidiana che hanno un impatto significativo sulla qualità delle connessioni umane.

    Consigli di lettura

    Il libro della gioia (Dalai Lama, Desmond Tutu)

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