Il dialogo interno

    Il dialogo interno
    • Aggiornato il: 01-08-2020

    Il dialogo interno

    Il dialogo interno rappresenta il modo in cui parliamo con noi stessi e condiziona direttamente la qualità delle nostre emozioni.

    “Una parola efficace è un agente straordinario. Ogni volta che si trova una di quelle parole intensamente giuste… l’effetto è tanto fisico che spirituale, ed elettricamente immediato.”
    (Mark Twain)

    Ti sei mai soffermato a riflettere sulla qualità dei pensieri che affollano la tua mente?

    Ogni volta che pensiamo, stiamo intrattenendo un dialogo interno che secondo alcuni ricercatori può raggiungere le 60.000 parole il giorno.

    Prestare attenzione al tipo di linguaggio utilizzato è estremamente importante. Se riscontri frasi del tipo: “mi sento frustrato…”, “non sarò mai in grado…”, “capitano tutte a me…”, devi assolutamente cambiare forma e contenuti, perché quello che ti ripeti continuamente diventa il modo in cui ti percepisci.

    Le parole sono un potente strumento di condizionamento del nostro inconscio. Utilizzare il termine “messo alla prova” al posto del termine “frustrato”, cambia radicalmente l’esperienza soggettiva con cui interpretiamo gli eventi, e di conseguenza cambiano l’atteggiamento mentale e le azioni messe in campo per affrontarli.

    Per approfondire: Come sviluppare un atteggiamento mentale positivo

    Dialogo interno e pensieri negativi

    “Quanto più rimugini un pensiero negativo, tanto più esso viene rafforzato. Se lo ignori, lo farai morire di fame.”
    (Swami Satchidananda)

    Essere consapevoli della qualità del nostro dialogo interno è una componente fondamentale della gestione emozionale e permette di evitare tre errori molto frequenti:

    1. Sminuire te stesso“Non ci riuscirò mai”, “non sono in grado”, “se solo fossi…”, sono le classiche forme di dialogo interno da evitare, perché tendono a proiettare sul futuro l’idea di un insuccesso e di una mancanza di capacità che minano profondamente la fiducia in sé.

    Per approfondire: Fiducia in Sé: come aumentare autostima e autoefficacia

    2. Delegare il controllo delle emozioni“Quando fa così mi fa arrabbiare” è un esempio di dialogo interno nel quale diamo per scontato che siano i fattori esterni, in questo caso un’altra persona, a controllare le nostre emozioni. È falso, capita solo se siamo noi a permettere che accada.

    3. Dare una identità all’emozione“La rabbia mi ha accecato” è un esempio di come si possa dare una identità e di conseguenza potere a una emozione.

    Quando siamo preda di uno stato d’animo negativo, questo dialogo diviene più intenso, generando un circolo vizioso di ansia e frustrazione.

    Il vocabolario e la grammatica trasformazionale

    “Per capire la frase: “Non pensare all’orso bianco”, devi per forza accedere al significato delle parole, e quindi pensare all’orso bianco.”
    (Richard Bandler)

    Un esercizio utile e divertente per gestire il dialogo interno, è quello di arricchire e trasformare il proprio vocabolario utilizzando termini che attenuano l’impatto sulle emozioni negative e amplificano quello sulle emozioni positive. Alcuni esempi:

    angosciato: infastidito.
    ansioso: in attesa, curioso, proiettato sul futuro.
    arrabbiato: stizzito, disturbato.
    confuso: meno lucido del solito.
    depresso: non al massimo, un po’ stanco.
    esausto: da ricaricare.
    fallire: osare, imparare.
    frustrato: sfidato, messo alla prova.
    insicuro: in cerca di informazioni.
    timoroso: adrenalinico, pronto all’azione.
    problema: sfida, situazione da risolvere.
    stressante: ricca di impegni.
    solo: libero, autonomo.
    stupido: ignaro, disinformato.

    Il dialogo interno può essere ulteriormente migliorato sfruttando la grammatica trasformazionale:

    1. Evita le frasi al negativo – La mente ignora la negazione. Pensa “non devo avere paura”, e la tua mente si focalizzerà immediatamente su quella paura: “non devo avere paura” può essere trasformato in “voglio essere coraggioso”.

    2. Limita l’uso degli avverbi “sempre” e “mai”Attraverso questi avverbi tendiamo a generalizzare. Se qualcosa è andato male saremo portati a pensare che tutte le situazioni analoghe avranno un esito negativo: “non ci riuscirò mai…” diventa “posso e voglio riuscirci…”

    3. Utilizza l’indicativo invece del condizionale – Il condizionale crea nella nostra mente l’idea di un possibile fallimento, l’indicativo al contrario aiuta a focalizzarsi sul successo: “Io vorrei…” diventa “Io voglio!”

    I consigli di Owen Fitzpatrick

    “La sofferenza è necessaria nella misura in cui ti fa rendere conto di ciò che non è necessario. Non sono le situazioni a farti infelice. Possono procurarti dolore fisico, ma non ti fanno infelice, i tuoi pensieri ti fanno infelice. Le tue interpretazioni, le storie che racconti a te stesso, ti fanno infelice.”
    (Eckhart Tolle)

    Owen Fitzpatrick, master trainer in PNL, riconosciuto direttamente da Richard Bandler, fondatore insieme a John Grinder della PNL, ha elaborato una semplice tecnica per togliere potere al dialogo interno.

    Quando ti accorgi che è in corso un dialogo interno negativo applica queste 5 regole:

    1. Cambia il tono – Divertiti a ripeterlo con una voce comica, sbeffeggialo e togligli importanza, inconsciamente ti libererai anche del suo condizionamento.

    2. Domanda e dubita – Impara a farti delle domande che obblighino la tua mente a mettere in dubbio le affermazioni generate da questo dialogo: “Perché non dovrei essere in grado?”

    3. Cambia il tempo – Trasforma le frasi in una forma passata, condizionando la mente su un futuro differente da quanto è stato finora: “Non ero in grado…”

    4. Usa la terza persona – Trasforma il tuo dialogo in terza persona, creando una profonda dissociazione fra te e il tuo dialogo negativo: “Non è in grado…”

    5. Congiunzione “ma” – Alla fine della frase aggiungi la congiunzione “ma”, seguita da un pensiero positivo: “Non ero in grado, ma adesso so di essere all’altezza della situazione perché …”

    Molte di queste tecniche hanno due obiettivi, quello di insegnarci a osservare i nostri pensieri senza subirne il condizionamento (defusione cognitiva) e quello di metterli in discussione per ristrutturarli a livello cognitivo.

    Per approfondire: La defusione cognitiva

    2 Comments

    Laura Frosali

    • Luglio 15, 2021 10:20 am
    • Reply

    Penso che non sia facile trasformare il proprio dialogo interno quando si é sommersi da un nubifragio costante di cortisolo. Non sono ancora riuscita a individuare quel click spontaneo che ad un certo punto conferisce la forza di reagire e combattere le avversità. Come un pugile che riceve una quantità enorme di pugni e ad un certo punto reagisce. In quel momento qual é l’elemento che modifica il suo dialogo interno? Di fronte alle incertezze continue generate da questa pandemia quel click c’è stato più volte e ha salvato me e tante altre vite, ma non ne individuo la genesi. È imprevedibile. Come trasformare la frase che mi ripeto costantemente nei momenti di sconforto e che occupa buona parte del mio dialogo interno quando sono stanca e delusa o vengo posta di fronte alle continue prove cui io e i miei colleghi siamo sottoposti? La cosa che più ferisce é la mancanza di riconoscimento/ riconoscenza altrui: istituzioni o persone. La frase è “non so che dirti”. Come trasformarla? Come trovare l’ancoraggio al click che in certi momenti ci ha permesso di fare l’impossibile e che in altri é nascosto nella nebbia della fatica quotidiana? Forse la genesi del click sta nel file di sintesi di momenti di percezione positiva di ciò che leggiamo, vediamo, viviamo e subiamo? E a volte, proseguendo nella metafora informatica, non troviamo la cartella che contiene il file. Dunque, potrebbe essere utile sviluppare nel nostro dialogo interno, un solido software “Esplora risorse” ?

      Fabio

      • Luglio 15, 2021 11:51 am
      • Reply

      Buongiorno Laura,

      l’elemento che più di ogni altro modifica gli effetti collaterali di un dialogo interno “negativo”, è il livello di identificazione che instauriamo con i nostri pensieri. L’articolo illustra alcune semplici tecniche di disputing cognitivo, ma non può essere quello il punto di partenza.

      Noi non siamo i nostri pensieri, e dobbiamo innanzitutto accettarli per ciò che sono, solo pensieri, imparando la sottile arte dell’osservazione senza giudizio dei contenuti mentali. Solo a quel punto potremo governare meglio l’incertezza, l’aspettativa, ed imparare a valutare l’utilità di un pensiero in funzione della sua congruenza con la scala dei valori personali.

      Si tratta di sviluppare alcune abilità di defusione cognitiva che possono essere allenate attraverso la pratica della mindfulness, una forma di meditazione i cui effetti benefici sono stati scientificamente provati da molti studi.

      https://sviluppo-personale.com/mindfulness/

    Cosa ne pensi?