Il dialogo interno

    Il dialogo interno
    • Aggiornato il: 10-08-2018

    Il dialogo interno

    Il modo in cui ci parliamo condiziona direttamente la qualità delle nostre emozioni.

    “Finché l’uomo non si accetta e non inizia un dialogo con se stesso, non troverà mai la serenità a cui anela, la pace interiore, la capacità di affrontare le tempeste della vita.”
    (Romano Battaglia)

    Quotidianamente parliamo con noi stessi utilizzando quello che viene definito “dialogo interno”. Quando siamo preda di uno stato d’animo negativo, questo dialogo diviene più intenso, generando un circolo vizioso di ansia e frustrazione.

    Essere consapevoli della qualità del nostro dialogo interno è una componente fondamentale della gestione emozionale, e permette di evitare tre errori molto frequenti:

    #1 – Sminuire te stesso

    “Non ci riuscirò mai”, “non sono in grado”, sono le classiche forme di dialogo interno da evitare, perché tendono a proiettare sul futuro l’idea di un insuccesso e di una mancanza di capacità che minano profondamente la fiducia in te stesso.

    Per approfondire: Fiducia in Sé: come aumentare autostima e autoefficacia

    #2 – Delegare il controllo delle emozioni

    “Quando fa così mi fa arrabbiare”, è un esempio di dialogo interno nel quale diamo per scontato che siano i fattori esterni – in questo caso un’altra persona – a controllare le nostre emozioni. È falso, capita solo se siamo noi a permettere che accada.

    #3 – Dare una identità all’emozione

    “La rabbia mi ha accecato”, è un esempio di come si possa dare una identità, e di conseguenza potere, a una emozione.

    Per abituarci a trasformare il nostro dialogo interno analizzeremo alcuni consigli di Owen Fitzpatrick, master trainer in PNL, riconosciuto direttamente da Richard Bandler, fondatore insieme a John Grinder della PNL.

    Edit-icon-32 Esercizio

    Quando ti accorgi che è in corso un dialogo interno negativo applica queste semplici regole:

    1. Cambia il tono – Divertiti a ripeterlo con una voce comica, sbeffeggialo e togligli importanza, inconsciamente ti libererai anche del suo condizionamento.

    2. Domanda e dubita – Impara a farti delle domande che obblighino la tua mente a mettere in dubbio le affermazioni generate da questo dialogo: “Perché non dovrei essere in grado?”

    3. Cambia il tempo – Trasforma le frasi in una forma passata, condizionando la mente su un futuro differente da quanto è stato finora: “Non ero in grado…”

    4. Usa la terza persona – Trasforma il tuo dialogo in terza persona, creando una profonda dissociazione fra te e il tuo dialogo negativo: “Non è in grado…”

    5. Congiunzione “ma” – Alla fine della frase aggiungi la congiunzione “ma”, seguita da un pensiero positivo: “Non ero in grado, ma adesso so di essere all’altezza della situazione perché …”

    Molte di queste tecniche hanno due semplici obiettivi, quello di insegnarci a osservare i nostri pensieri senza subirne il condizionamento (defusione cognitiva), e quello di metterli in discussione.

    Per approfondire: La defusione cognitiva

    Continua la lettura: Come interpretare le emozioni
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