Comunicazione emotiva genitori figli

    Comunicazione emotiva genitori figli
    • Aggiornato il: 23-02-2019

    Comunicazione emotiva genitori figli

    Oggi il blog ospita il primo guest post dell’anno. Francesca, una super mamma-coach, ci parla di comunicazione emotiva tra genitori e figli.

    “È più facile costruire bambini forti che riparare uomini rotti.”
    (Frederick Douglass)

    Ricordo con affetto i sorrisi e le delicate carezze di mia madre, che osservandomi con sguardo deciso e rassicurante sussurrava: “va tutto bene”

    Ricordo i lunghi sospiri di mio padre, che con il naso all’insù ingoiava l’ennesimo boccone amaro, cercando di impedire alle lacrime di fluire liberamente…

    Queste immagini ricorrono nella memoria di una generazione in cui la protezione di una madre e l’orgoglio di un padre, rendevano la vita di una giovane bambina priva di tutti i problemi che avrebbe dovuto affrontare qualche anno più tardi.

    La realtà di quei tempi mi appariva sfocata e accompagnata da una sottile sensazione che ci fosse altro, qualcosa di troppo grande e difficile da intuire…

    Quando diventi madre…

    “Non è possibile essere una madre perfetta. Ma ci sono milioni di modi per essere una buona madre.”
    (Jill Churchill)

    …oggi da madre mi chiedo quanto e cosa sia giusto mostrare della realtà, e quanto sia giusto permettere ai nostri figli di avere accesso al nostro mondo emotivo.

    Da piccola non mi accontentavo di quello che mi veniva detto. Se ciò che percepivo non era coerente o mi lasciava dubbi, rimanevo assorta in una strana sensazione di “incompletezza”, che contrastava pesantemente con la serenità che le parole di mia madre volevano comunicare.

    La comunicazione non è fatta solo di ciò che diciamo, ed i bambini sono molto abili nel leggere fra le righe i messaggi della nostra comunicazione non verbale. Comunichiamo costantemente attraverso il corpo, i silenzi, lo sguardo, e la percezione di sincerità che trasmettiamo dipende direttamente dalla coerenza fra messaggi verbali e messaggi non verbali.

    Un figlio abituato ad una comunicazione sincera e coerente, sarà portato a sua volta a comunicare in maniera sincera, senza paura del giudizio e senza nascondere i problemi di cui si vergogna.

    Per approfondire: Il linguaggio del corpo

    Quando diventi genitore sembra che il mondo dia per scontato che tu sia all’altezza del ruolo che dovrai ricoprire. Tutti, noi per primi, ci aspettiamo di essere già in grado di insegnare ad un’altra vita l’arte dello stare al mondo, del vivere una esistenza completa e felice, eppure fino al giorno prima eravamo figlie inconsapevoli, riverite e coccolate.

    Cosa cambiare in così poco tempo? Come plasmare una nuova vita evitando regole e dettami inutili? Mentre ti perdi nell’immensità di tutti questi interrogativi, stai già scrivendo la parte più importante della storia.

    I figli apprendono velocemente e lo fanno attraverso il nostro esempio. Sono lo specchio delle nostre anime e attraverso i loro comportamenti rivediamo abitudini, parole, gesti ed espressioni che ci caratterizzano. Questo processo è il risultato della nostra educazione e delle nostre esperienze, ed oggi mi domando quanto sia utile proteggerli dalle emozioni negative. Questo tipo di atteggiamento li renderà davvero più forti, sicuri e liberi?

    Gli effetti della soppressione emotiva

    “Se vorrai che tuo figlio cammini onorevolmente attraverso il mondo, non devi sgombrare il suo cammino dalle pietre, ma insegnarli a camminare stabilmente sopra di esse. Non insistere a guidarlo prendendolo per mano, ma permettigli di imparare ad andare da solo.”
    (Anne Brontë)

    Non esiste alcun beneficio rilevante nel nascondere ai propri figli delusione, sconforto o stress. Lo afferma una ricerca condotta dalla ricercatrice Sara Waters, presso la Washington State University e l’Università della California, nella quale sono stati analizzati gli effetti della soppressione emotiva dei genitori sulle interazioni con i propri figli.

    Quando tentiamo di nascondere una emozione, stiamo praticando una forma di autosabotaggio che ci rende meno attenti, meno affettuosi e meno capaci di guidare i nostri figli, i quali saranno condizionati negativamente da questo atteggiamento.

    Mamme e papà che esternano le loro emozioni spiegandone le cause, dimostrando che c’è sempre un modo per gestirle con efficacia, riescono ad instaurare con i loro piccoli un rapporto più intimo e confidenziale, che permette di costruire le fondamenta della loro futura intelligenza emotiva.

    Spiegare le cause e trovare un modo per rimediare rende i figli consapevoli, già dalla tenera età, dell’esistenza di un naturale processo di “causa-effetto” che sta alla base di qualsiasi tipo di interazione. Insegna loro a porsi in un’ottica di prevenzione e risoluzione dei problemi, alimentando positivamente la loro innata curiosità e trasformandola in una spontanea attitudine – e poi abitudine – alla sperimentazione come opportunità di crescita.

    Per approfondire: Intelligenza emotiva e cambiamento

    Accettare, reagire e risolvere

    “La felicità non dipende tanto dal piacere, dall’amore,
    dalla considerazione o dall’ammirazione altrui,
    quanto dalla piena accettazione di sé.”
    (Umberto Galimberti)

    Condividere le emozioni in modo funzionale e costruttivo, usando parole proporzionate alle capacità di comprensione dei propri figli, insegna loro che i genitori non sono supereroi immuni dai problemi, ma persone in grado di accettare le difficoltà e affrontarle con coraggio, trovando sempre il modo di rialzarsi.

    Imparare ad accettare significa imparare ad accettarsi, questo è l’insegnamento più importante che possiamo regalare. Attraverso l’accettazione di sé si pongono le basi per la costruzione di una personalità consapevole e integra, che non fugge davanti alle difficoltà, non si blocca davanti a ciò che non può essere cambiato, ma affronta con coraggio e fiducia tutto quello che può essere migliorato in funzione dei propri obiettivi di vita.

    Noi siamo il primo passo per trasformare il “Perché a me” in “Come posso gestire al meglio la situazione”. I genitori sono in assoluto la prima forma di guida per i figli, mostrare loro la propria parte vulnerabile li educa a non ricercare in se stessi e negli altri una invincibilità illusoria, ma ad accettare, reagire, risolvere e rialzarsi con più forza.

    Per approfondire: Accettare se stessi

    Il rischio della consapevolezza

    “L’unica buona educazione è quella che permette alle emozioni di essere libere.”
    (Alexander Neill)

    Il rischio principale che si corre nel far vivere i nostri figli con una maggiore responsabilità emozionale, è trasmettere una pesantezza che contrasta con la leggerezza tipica degli anni della gioventù.

    Il senso di responsabilità non deve creare disillusione, ma alimentare la voglia di sognare e sperimentare le opportunità della vita con maggiore consapevolezza, assaporandone la bellezza anche quando è superficiale e temporanea.

    È un equilibrio difficile da raggiungere e prima di trovare la “ricetta perfetta”, sarà inevitabile commettere qualche errore. Per questo dobbiamo ricordare sempre il nostro primario compito come genitori: “Rendere i nostri figli autonomi!”

    Supportiamoli nel raggiungere la loro consapevolezza e facciamolo in modo sano, nel rispetto di quella naturale e leggera incoscienza che li contraddistingue e che li rende così infinitamente belli!

    Non dimentichiamoci mai di essere stati anche figli. Dimostriamo loro che ogni giorno è un’opportunità di crescita e di insegnamento reciproco, e che vivere insieme a loro il momento presente con gioia e spontaneità è per noi il più grande insegnamento!

    Per approfondire:Vivere con leggerezza

    Un saluto!
    Francesca

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