Come gestire l’attenzione nell’era dei social network

    Come migliorare l'attenzione nell'era dei social
    • Aggiornato il: 03-05-2023

    Come gestire l’attenzione nell’era dei social network

    Le strategie più efficaci per gestire l’attenzione e difendersi dai rischi correlati all’utilizzo dei social network.

    “La saggezza dei vecchi è il grande inganno. Non diventano saggi. Diventano attenti.”
    (Ernest Hemingway)

    L’epoca attuale, talvolta definita come l’era della distrazione, si contraddistingue per l’utilizzo sempre più massivo dei social network, piattaforme digitali il cui unico scopo è catturare l’attenzione degli utenti con qualunque espediente, affinché rimangano online il più a lungo possibile.

    Il prezzo più caro per questo modello di società iperconnessa lo pagano i nativi digitali, ragazzi e ragazze ignare dell’enorme potere persuasivo generato dagli strumenti di intrattenimento implementati nei social network.

    Comprendere che il mondo dell’online è progettato per diminuire la consapevolezza con cui utilizziamo l’attenzione, ed imparare a difendersi da questi meccanismi perversi, significa di fatto riprendere in mano le redini della propria vita a livello personale, relazionale e professionale.

    Per approfondire: I segreti dell’attenzione

    Le vulnerabilità psicologiche sfruttate dai social network

    “I designer di Instagram si sono chiesti: se spingiamo i nostri utenti a fare selfie, se diamo loro cuori e like, inizieranno a farlo in modo ossessivo, proprio come il piccione tende ossessivamente la sua ala sinistra per ottenere più semi? Hanno preso le tecniche fondamentali di Skinner e le hanno applicate a un miliardo di persone.”
    (Johann Eduard Hari)

    Il condizionamento operante è uno dei meccanismi psicologici più utilizzati dai social network. Sfrutta il principio secondo cui ogni comportamento, anche il più insignificante, può essere rinforzato positivamente fino a renderlo abituale, attraverso dei piccoli premi in grado di generare una qualche forma di gratificazione.

    Il fenomeno venne scoperto dallo psicologo statunitense Burrhus Frederic Skinner all’inizio degli anni 2000, periodo nel quale cominciò i primi studi sui meccanismi che consentono di modificare il comportamento. Nel suo laboratorio, Skinner iniziò ad assegnare compiti insignificanti ad un gruppo di topi, compiti per i quali le cavie non dimostrarono alcun interesse. Successivamente cominciò a premiarli con delle palline di cibo, attivando una associazione stimolo-risposta che ne trasformò il comportamento in una dipendenza.

    I like, i commenti ed i meccanismi di condivisione integrati nelle moderne piattaforme digitali, sono tutti rinforzi positivi che sfruttano i princìpi del condizionamento operante per tenervi online il più a lungo possibile, contribuendo a rendervi dipendenti da tali piattaforme.

    Lo scroll infinito

    “Non voglio che sulla mia lapide ci sia scritto: «He scrolled!»”
    (Aza Raskin)

    Lo scroll infinito elaborato da Aza Raskin, è senza ombra di dubbio lo strumento che più di ogni altro ha aumentato i tempi di connessione degli utenti. Gli effetti misurati statisticamente evidenziano un incremento medio di circa il 50%, generando una dipendenza talmente allarmante da spingere lo stesso Raskin a pentirsi di tale invenzione.

    Prima che le bacheche dei social network potessero essere consultate effettuando un semplice scroll, le pagine di internet presentavano un numero relativamente esiguo di informazioni, ed era necessario effettuare un click esplicito sull’argomento che si desiderava approfondire.

    Per il cervello umano selezionare un link su cui effettuare click, rappresenta una scelta il cui costo cognitivo denominato «fatica decisionale», richiede una sforzo che spesso fa terminare la navigazione. Eliminando questa necessità, l’offerta di contenuti è diventata pressoché infinita senza richiedere alcuna fatica.

    Il capitalismo della sorveglianza

    “Il capitalismo della sorveglianza si appropria dell’esperienza umana usandola come materia prima da trasformare in dati sui comportamenti. Alcuni di questi dati vengono usati per migliorare prodotti o servizi, ma il resto diviene un surplus comportamentale privato, sottoposto a un processo di lavorazione con l’intelligenza artificiale, per essere trasformato in prodotti predittivi in grado di vaticinare cosa faremo immediatamente, tra poco e tra molto tempo.”
    (Harvard Shoshana Zuboff)

    Il terzo elemento da tenere in considerazione quando si parla di dipendenza da social network, riguarda l’estrema precisione con cui tali piattaforme sono in grado di profilare gli utenti. Non si esagera quando si afferma che in molti ambiti ci conoscono meglio di noi stessi.

    L’aumento del tempo passato online incrementa di pari passo le informazioni di profilazione fornite alle piattaforme digitali, una conoscenza che alimenta il capitalismo della sorveglianza, termine coniato dalla professoressa di Harvard Shoshana Zuboff per sottolineare i cambiamenti avvenuti negli ultimi anni nel mondo del marketing digitale.

    L’era moderna è caratterizzata da uno sviluppo tecnologico senza precedenti, una vera e propria minaccia per il libero arbitrio degli esseri umani. Fenomeni come la compravendita dei dati personali e lo sviluppo di potenti algoritmi di predizione dei comportamenti, sono solo alcuni degli scenari nei quali il nuovo ordine economico sfrutta i dati dell’esperienza online, come strumento per l’esercizio di una nuova forma di potere.

    Per approfondire: Il capitalismo della sorveglianza (Shoshana Zuboff )

    Le piattaforme digitali del futuro

    “Forse l’etica è una scienza scomparsa dal mondo intero. Non fa niente, dovremo inventarla un’altra volta.”
    (Jorge Luis Borges)

    In una società sempre più consapevole della pervasività delle strategie implementate nei social network, iniziano a delinearsi le linee guida che dovrebbero caratterizzare le piattaforme del futuro. Personaggi illustri come Tristan Harris, ex ingegnere di Google, e Aza Raskin, inventore dello scroll infinito, sono concordi nell’affermare che bisognerebbe restituire alle persone il controllo dell’attenzione, un fattore che richiederà di rivedere completamente i modelli di business che consentono ai social network di generare enormi guadagni.

    Lo scroll infinito dovrebbe essere sostituito da un riepilogo sufficientemente esaustivo di informazioni compatibili con i nostri interessi personali, tale da scoraggiare la consultazione compulsiva del flusso delle notizie, ed i contenuti dovrebbero incentivare le persone a mobilitarsi per una giusta causa, e ad incontrarsi fisicamente per condividere interessi e passioni.

    Elementi come il tasto like ed il tasto di condivisione dovrebbero essere eliminati, poiché generano quel senso di gratificazione immediata che stimola il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore della ricompensa che attiva il fenomeno della dipendenza. Inoltre, le opzioni di configurazione del profilo utente dovrebbero offrire la possibilità di indicare il tempo massimo di connessione giornaliera, attivando una notifica in caso di superamento del limite.

    Come difendersi dai social network

    “Purtroppo non bastano piccoli aggiustamenti per risolvere i problemi con le nuove tecnologie. I comportamenti che stanno alla base dei problemi che vorremmo risolvere sono radicati nella nostra cultura e sono sostenuti da potenti spinte psicologiche che insistono sui nostri istinti di base. Per riprendere il controllo non possiamo limitarci a piccoli interventi. È invece necessario ricostruire da zero il rapporto con la tecnologia, basandoci sui nostri valori più profondi.”
    (Cal Newport)

    Cambiare gradualmente le proprie abitudini nei confronti della tecnologia si rivela spesso una strategia fallimentare, in considerazione della forte attrattiva esercitata dalle moderne piattaforme digitali e dalla facilità nel loro utilizzo. Imparare a difendersi dai social network richiede un impegno focalizzato e concentrato nel breve periodo che preveda:

    1. Disattivare le notifiche

    Per la nostra attenzione le notifiche rappresentano uno dei trigger di attivazione più potenti. Provate a non consultare lo smartphone quando ricevete una notifica, e comprenderete immediatamente la forza persuasiva di questo strumento.

    Anche in questo caso parliamo di una invenzione che sfrutta il principio psicologico del condizionamento classico, scoperto dal medico e fisiologo russo Ivan Pavlov, grazie al quale è possibile condizionare un comportamento attraverso uno stimolo esterno. La soluzione più efficace per difendersi da questi meccanismi consiste nel disattivare tutte le notifiche, imponendosi degli orari durante il corso della giornata da dedicare volontariamente alla consultazione del proprio smartphone.

    Per approfondire: PNL: ancore e cerchio dell’eccellenza

    2. Configurare in maniera selettiva le fonti di informazione

    Il motto «meglio prevenire che curare», trova grande applicazione quando si tratta di definire il feed dei contenuti cui siamo interessati, un flusso di informazioni che ha un impatto diretto sul consolidamento della propria identità.

    L’obiettivo primario nell’utilizzo di qualsiasi social network, dovrebbe essere quello di selezionare con grande attenzione i profili e le fonti di informazione da seguire, privilegiando la qualità dei contenuti piuttosto che la quantità.

    Per approfondire: Rivoluzione digitale: i pro e i contro sull’identità

    3. Immergersi nella noia

    Una delle regole fondamentali del deep work, termine coniato dal professore di computer science Cal Newport per indicare: «una attività professionale che svolgiamo in stato di massima concentrazione, liberi da ogni forma di distrazione, portando le nostre capacità cognitive al loro limite massimo», consiste nell’imparare ad immergersi nella noia.

    Questa particolare emozione è la testimone diretta di come gestiamo il tempo del vuoto, un tempo che sempre più spesso viene riempito con la ricerca spasmodica di stimoli in grado di generare una qualche forma di gratificazione, ricerca che si traduce in un controllo compulsivo dello smartphone. Questo tipo di comportamenti condiziona negativamente il cervello, rendendolo sempre più incapace di mantenere la concentrazione per lunghi periodi di tempo.

    Per approfondire: La tecnica del pomodoro e il Deep Work

    4. Allenare l’attenzione selettiva e sostenuta

    La vulnerabilità ai condizionamenti dei social media, può essere migliorata allenando due forme molto particolari di attenzione:

    L’attenzione selettiva: riguarda la capacità di rimanere concentrati su un numero limitato di stimoli, ignorando volontariamente tutto il resto.

    L’attenzione sostenuta: la capacità di mantenere sul lungo periodo questo particolare stato di concentrazione.

    Il training mentale più efficace per allenare la maggior parte dei circuiti neurali che gestiscono l’attenzione, è la pratica della mindfulness o meditazione di consapevolezza.

    Per approfondire: Mindfulness: l’importanza della consapevolezza

    5. Cominciate con 30 giorni di decluttering digitale

    Il decluttering digitale è una trasformazione rapida nel rapporto con la tecnologia, nel quale concentrare tutta la propria forza di volontà affinché i risultati permangano sul lungo periodo. Funziona come segue:

    • Ritagliatevi un periodo di trenta giorni, nel quale prendere una pausa da tutte le tecnologie che non sono assolutamente fondamentali per la vostra vita.

    • Durante questo periodo, utilizzate il tempo risparmiato per sperimentare nuove attività che trovate appaganti e ricche di significato. In questa fase potrebbe essere utile integrare un percorso di consapevolezza alla riscoperta dei propri valori guida.

    • Solo al termine dei trenta giorni, reintroducete le tecnologie opzionali ripartendo da zero. Mantenete solo le app che ritenete di poter configurare affinché generino valore, e disinstallate tutto il resto.

    Per approfondire: La scala dei valori personali

    Consigli di lettura

    Stolen Focus: Why You Can’t Pay Attention (Johann Hari)

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