Consapevolezza di Sé

    Consapevolezza di Sé
    • Aggiornato il: 31-10-2019

    Consapevolezza di Sé

    Come sviluppare una maggiore consapevolezza dei nostri sentimenti.

    “L’autoconsapevolezza – in altre parole la capacità di riconoscere un sentimento nel momento in cui esso si presenta – è la chiave di volta dell’intelligenza emotiva.”
    (Daniel Goleman)

    Elemento fondamentale dell’intelligenza emotiva è la consapevolezza di Sé, ovvero la capacità di riconoscere e monitorare i propri sentimenti nel momento stesso in cui si presentano.

    John D. Mayer, psicologo americano che ha contribuito alla definizione del concetto di intelligenza emotiva, ritiene che esistano tre livelli distinti di autoconsapevolezza nei quali ognuno di noi si può riconoscere:

    1. L’autoconsapevole – È colui che riesce a percepire le sue emozioni, le elabora e le gestisce al meglio, ricavandone sicurezza e fiducia in prospettiva futura.

    2. Il sopraffatto – È parzialmente ignaro delle sue emozioni, e questa sua mancanza di consapevolezza lo rende schiavo dei suoi stati d’animo.

    3. Il rassegnato – È consapevole delle sue emozioni, le accetta, e non mostra alcun interesse nella possibilità di gestirle in maniera più efficace.

    La teoria sui livelli di pensiero

    “L’universalità di una credenza non prova che questa non sia assurda.”
    (Corrado Augias)

    Per migliorare il livello di autoconsapevolezza, è importante sviluppare la capacità di osservare i pensieri per quello che sono: solo pensieri.

    Aaron T. Beck, uno dei padri fondatori del cognitivismo, ha decritto con grande efficacia la struttura che governa i pensieri della nostra mente, paragonandola a quella di un albero:

    1. I pensieri automatici (le foglie) – I pensieri automatici sono piccoli giudizi e considerazioni su di noi e sugli altri, fatti spesso in maniera inconsapevole.

    Influenzano direttamente le nostre emozioni, e nella loro forma depotenziante si presentano come domande o affermazioni del tipo:

    “Perché capitano tutte a me?”
    “Perché non riesco a combinare mai nulla di buono?”
    “Non sono capace!”
    “È troppo difficile!”

    Per creare maggiore consapevolezza di questo dialogo interno è necessario farsi alcune domande:

    “Cosa mi sta passando per la testa in questo momento?”
    “Perché sto pensando questo?”

    2. Le credenze (il tronco) – Le credenze sono un livello di pensiero intermedio organizzato in tre categorie:

    Le regole sono l’insieme delle credenze attraverso le quali giudichiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato: “Devo dimostrare di essere sempre all’altezza della situazione!”

    Le opinioni rappresentano l’idea che abbiamo di noi stessi, degli altri, e più in generale del mondo che ci circonda: “È estremamente umiliante fallire.”

    Le assunzioni sono delle credenze strutturate nella forma: “Se mi comporto in questo modo, allora succederà questa cosa…”, “Se mi comporto in questo modo, allora gli altri si comporteranno in quest’altro modo…”, “Se succede questa cosa, allora mi devo comportare in questo modo…”

    Quando le credenze sono particolarmente radicate e immodificabili si parla di convinzioni.

    3. Gli schemi (le radici) – Gli schemi sono un livello di pensiero profondo, di cui spesso siamo inconsapevoli, e rappresentano delle verità assolute attraverso le quali interpretiamo:

    – noi stessi (schema di sé);
    – gli altri (schema dell’altro);
    – la relazione fra noi e gli altri (schema interpersonale).

    Noi non siamo i nostri pensieri

    “‎Il bello della consapevolezza è che permette di interrompere uno schema mentale. Prestando attenzione ai nostri dialoghi interni impariamo a conoscere la verità.”
    (Louise L. Hay e Cheryl Richardson)

    Nel momento in cui ci immedesimiamo con i nostri pensieri, stiamo delegando a questi meccanismi così delicati e complessi il potere di condizionare le nostre emozioni e i nostri comportamenti.

    Noi siamo molto più dei nostri pensieri, e possiamo imparare a osservarli con maggiore distacco attraverso una tecnica di accettazione chiamata defusione cognitiva che, attraverso un esercizio costante, ha anche il vantaggio di renderci più consapevoli dei nostri pensieri automatici.

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