5 falsi miti sul cervello che cambieranno la vostra vita

    falsi miti sul cervello
    • Aggiornato il: 02-11-2021

    5 falsi miti sul cervello che cambieranno la vostra vita

    Le ultime scoperte nell’ambito delle neuroscienze che smontano i falsi miti sul cervello, l’organo che più di ogni altro contraddistingue la natura umana, condizionando direttamente la qualità della vita.

    “La mente che riesce ad allargarsi non torna mai alla dimensione precedente.”
    (Albert Einstein)

    Aristotele riteneva che il cervello fosse una camera di raffreddamento per il cuore, i filosofi medievali lo rappresentavano come una dimora dell’anima, la teoria della frenologia lo descriveva come un puzzle in cui ogni tessera produce una differente qualità umana, fino ad arrivare alla metafora della battaglia platonica culminata nella teoria dei tre cervelli di Paul MacLean.

    Non è noto quali saranno le evoluzioni future adottate dalla scienza nella descrizione delle strutture cerebrali. Ciò che è certo, è che nel corso del tempo si sono accumulati una serie di falsi miti che condizionano negativamente il modo in cui immaginiamo funzioni la nostra mente. Miti che è necessario sfatare per imparare a utilizzare con efficacia l’organo che più di ogni altro contraddistingue la natura umana.

    1. Il compito principale del cervello non è pensare

    “Voi e io NON sperimentiamo ogni pensiero, ogni sentimento di gioia, rabbia o soggezione, ogni abbraccio che diamo o riceviamo, ogni gentilezza che facciamo e ogni insulto che sopportiamo, come un deposito o un prelievo nei nostri bilanci metabolici ma, sotto sotto, è questo ciò che accade. Tale idea è fondamentale per capire come funziona il cervello e, conseguentemente, come mantenersi in salute e trascorrere una vita più lunga e significativa.”
    (Lisa Feldman Barrett)

    Dal punto di vista biologico la Terra era inizialmente governata da creature senza cervello, una delle quali prendeva il nome di anfiosso, un animale marino privo di cranio, le cui cellule sensoriali erano collegate direttamente alle cellule deputate al movimento. Se l’anfiosso poteva permettersi di reagire agli stimoli esterni senza alcun tipo di elaborazione cognitiva, milioni di anni di evoluzione hanno donato all’essere umano un cervello estremamente potente, che interviene su ogni aspetto della vita generando costantemente pensieri, emozioni, ricordi e sogni.

    La significatività della vita di ognuno di noi, è condizionata direttamente dalla qualità dei contenuti mentali elaborati ogni secondo dal cervello. Il paradosso, è che il cervello non si è evoluto per pensare. Durante il periodo Cambriano comparve sulla Terra il fenomeno della caccia, inteso come la capacità di percepire la presenza di una preda e mangiarla intenzionalmente. Per sopravvivere in un mondo diventato estremamente pericoloso e sfidante, prede e predatori iniziarono a sviluppare sistemi sensoriali sempre più sofisticati.

    L’evoluzione dei sistemi percettivi fu accompagnata da modalità di movimento sempre più complesse, che richiedevano grande energia. Fu così che l’efficienza energetica divenne la chiave della sopravvivenza. Le creature in grado di gestire con efficacia il proprio bilancio energetico, inteso come differenza fra entrate ed uscite di risorse vitali quali l’acqua, i sali ed il glucosio, avevano maggiori probabilità di proseguire il percorso nella scala dell’evoluzione.

    Il compito principale del cervello è la corretta gestione del bilancio energetico, ed ogni azione intrapresa o meno è frutto di un calcolo il cui obiettivo è preservare le risorse biologiche del corpo. Il modo migliore per ottenere questo prezioso risultato consiste nell’evitare sorprese, ed è esattamente questo il meccanismo che ha trasformato il cervello in un simulatore che tenta di anticipare le situazioni di pericolo attraverso l’esercizio dell’immaginazione e della previsione.

    2. Abbiamo un cervello (non tre)

    “Il tuo cervello ha più di 100 miliardi di cellule; ciascuna connessa con almeno altre 20.000 cellule. Le combinazioni possibili sono più grandi del numero di molecole dell’universo conosciuto.”
    (Brian Tracy)

    Scienza e divulgazione sono discipline distinte, che spesso trovano un punto d’incontro attraverso l’utilizzo delle metafore. Una delle più famose, è l’idea che l’essere umano sia dotato di tre cervelli che si sono sviluppati come stratificazioni successive nel corso dell’evoluzione:

    • il cervello rettiliano, la sede dell’istinto di sopravvivenza;

    • il sistema limbico, responsabile delle emozioni;

    • la neocorteccia, la componente che gestisce il pensiero razionale ed ha la capacità di controllare gli strati più irrazionali e primitivi.

    Le metodologie impiegate nell’ambito delle moderne neuroscienze hanno dimostrato quanto l’evoluzione non abbia aggiunto nuovi strati all’anatomia cerebrale, poiché neuroni anche molto diversi fra loro possono contenere gli stessi geni. A partire dalla nascita di ogni essere vivente, il processo di sviluppo del cervello si svolge in più stadi che si differenziano esclusivamente in termini di durata. Lo stadio che produce i neuroni della corteccia cerebrale nei roditori si svolge in meno tempo rispetto a quello umano, ed ancora in meno tempo nei rettili, ragion per cui la nostra corteccia cerebrale è grande, quella di un topo è più piccola e quella di un’iguana è minuscola.

    La dimensione della corteccia cerebrale, tanto propagandata come rappresentativa della superiorità delle capacità logico deduttive dell’essere umano, ha una dimensione proporzionale alle altre aree del cervello. Non deve sorprendere pertanto che elefanti e balene, poiché dotati di un cervello più grande, presentino una corteccia di dimensioni maggiori di quella umana. La stessa definizione di comportamento razionale sarebbe da rivedere, in quanto un’emozione può essere estremamente razionale quando è funzionale alla sopravvivenza, ed un pensiero totalmente irrazionale quando genera illusioni infondate.

    Per approfondire: Gestire le emozioni: strategie pratiche

    3. Non siamo ciò che pensiamo

    “Forse l’unica vera realtà è l’inganno presente nella nostra mente.”
    (Stefano Nasetti)

    Per molti anni la scienza ha ipotizzato che il sistema visivo dell’essere umano funzionasse in maniera analoga ad una macchina fotografica. Con il progredire della conoscenza, ciò che è emerso è che il cervello effettua una complessa ricostruzione di ciò che pensa di aver visto, e tale ricostruzione sembra vera anche quando non lo è. Questo particolare aspetto del cervello umano risulta estremamente importante per comprendere i meccanismi di simulazione che lo caratterizzano. Tutti i dati sensoriali ricevuti nel corso della vita contribuiscono ad una riorganizzazione costante della conoscenza interna, il cui scopo principale è la comprensione di ciò che potrebbe accadere.

    Il prezzo da pagare in termini di affidabilità, è che anche in caso di stimoli ambigui il cervello tenterà di ricostruire una versione credibile di ciò che pensiamo di aver percepito. La memoria assume un ruolo fondamentale nel processo di decodifica e previsione, ed è in questo contesto che le esperienze passate possono condizionare il modo in cui vediamo il nostro futuro. Se si potesse magicamente cambiare il passato, anche le previsioni su ciò che avverrà sarebbero diverse. Poiché cambiare il passato è impossibile, la strategia più utile per migliorare la qualità della propria vita consiste nell’apprendere nuovi concetti, sperimentando nuove esperienze funzionali a tutto ciò che riteniamo importante, inducendo così il cervello a fare previsioni diverse. Tali previsioni condizioneranno automaticamente azioni e comportamenti, consentendovi di diventare protagonisti attivi della vostra esistenza.

    Per approfondire: Liberarsi dai pensieri negativi: le strategie degli esperti

    4. Il cervello cambia per tutto il corso della vita

    “Contrariamente all’opinione corrente, il cervello non va fatalmente incontro con gli anni a un processo irreversibile di deterioramento. Sia Tiziano che Michelangelo e molti altri artisti di straordinarie capacità creative – Picasso tra questi – continuarono a realizzare opere di eccezionale valore sino a tarda età.”
    (Rita Levi Montalcini)

    Se consideriamo le capacità di un neonato, potremmo rimanere sorpresi di quanto siano inferiori a quelle di molti animali che sin dalla nascita presentano grandi abilità, soprattutto di movimento. Questa contrapposizione fra la potenza di un cervello umano adulto ed uno appena nato, è un mistero sul quale sono state elaborate diverse congetture. Ciò che è certo, è che lo sviluppo dei geni di un bambino è costantemente regolato dall’ambiente fisico e sociale circostante.

    Attraverso il processo di «sintonizzazione» vengono consolidate le connessioni neurali che permettono di gestire il bilancio delle risorse corporee, mentre il processo di «potatura» si occupa di eliminare le connessioni utilizzate meno frequentemente, in quanto dal punto di vista metabolico rappresentano uno spreco di energia. Sintonizzazione e potatura sono processi che durano tutta la vita, anche se nella prima fase sono molto più intensi e consentono di modellare gli aspetti principali del mondo circostante.

    5. Non è vero che usiamo solo il 10% del nostro cervello

    “Usiamo solo il 10% del nostro cervello. Questo è, in poche parole, intrinsecamente sbagliato e minimizza quanto è realmente meraviglioso il cervello umano.”
    (Jenny Brockis)

    Non è vero che usiamo solo il 10% del cervello. La realtà è che utilizziamo tutto il nostro cervello, ma a causa della specializzazione delle diverse aree che lo caratterizzano, non tutto insieme nello stesso momento. La mente umana è tale, grazie alla capacità del cervello di operare come una rete composta da 128 miliardi di neuroni, nella quale parti diverse sono connesse fra loro per lavorare in sinergia come se fossero una singola unità. La struttura di un neurone potrebbe essere descritta come un piccolo albero, in cui i rami rappresentano i dendriti, ed hanno il compito di ricevere i segnali dagli altri neuroni, mentre il tronco, denominato assone, si occupa di inviare segnali ad altri neuroni attraverso le sue radici.

    L’attivazione di un neurone consiste nel passaggio di un segnale elettrico attraverso il tronco e le radici che provoca il rilascio di sostanze chimiche nelle sinapsi, responsabili della connessione fra neuroni. In tal modo avviene il passaggio di informazioni tra un neurone ed un altro, all’interno di una comunicazione sempre attiva che può rafforzarsi o indebolirsi in funzione degli stimoli interni ed esterni elaborati. Il passaggio dei segnali attraverso le sinapsi può essere agevolato da neurotrasmettitori come il glutammato, la serotonina e la dopamina, sostanze chimiche in cui è immerso il sistema di cablaggio del cervello.

    Un singolo neurone comunica mediamente con qualche migliaio di neuroni, dando origine ad una rete di oltre cinquecentomila miliardi di connessioni interneuronali, strutturate in gruppi. Alcuni neuroni comunicano prevalentemente all’interno del gruppo di appartenenza, mentre altri sono delegati allo scambio di informazioni con gruppi di neuroni differenti. La rete interneuronale è estremamente dinamica a causa del fenomeno della plasticità. In tutto il corso della vita ci saranno neuroni che muoiono, neuroni che nascono, connessioni che si rafforzano e si indeboliscono, e soprattutto nuove connessioni legate a ciò che di nuovo abbiamo appreso.

    I neuroni, oltre a poter cambiare interlocutori nella fase dello scambio di informazioni, possono anche cambiare ruolo. Se per qualche giorno si benda una persona vedente sottoponendola ad un training di linguaggio braille, si noterà che i neuroni della corteccia visiva tenderanno a specializzarsi sul senso del tatto. Nonostante un singolo neurone non possa partecipare a tutte le funzioni psicologiche presenti nel cervello, ciò che emerge è la capacità di contribuire ad una molteplicità di funzioni in maniera estremamente dinamica. L’enorme numero di configurazioni mentali che può assumere il cervello umano ne caratterizza la complessità, ed il comportamento di un sistema complesso rappresenta qualcosa che va oltre la somma delle parti.

    Risorsa Consigliata

    7 lezioni e 1/2 sul cervello (Lisa Feldman Barrett)

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